Sicurezza
A processo per la truffa della miniera fantasma di diamanti
Tra gli imputati anche un cecinese e un elbano trovato morto un mese fa. Duecento risparmiatori vittime di un raggiro stimato in venti milioni di euro
CECINA. E' considerato dagli inquirenti uno dei nomi di spicco di un gruppo accusato di aver spennato circa duecento persone con la truffa dei diamanti. Raulo Giovannoni, 51 anni, cecinese residente a Riparbella, conosciutissimo animatore e organizzatore di numerosi eventi (ha scritto anche un libro pubblicato di recente, "Il manuale del protagonista") è tra gli imputati di un processo appena cominciato e al centro anche di altre inchieste satellite. Per una di queste, con le stesse accuse e praticamente con gli stessi protagonisti, Giovannoni ha ricevuto l'avviso di chiusura delle indagini.
Il primo atto del processo che riguarda il filone principale si è svolto venerdì a Trento davanti al giudice Carlo Ancona, dove si sono costituite un centinaio di parti civili (a fronte di 138 querele presentate in procura) che hanno chiesto un sequestro conservativo dei beni degli imputati. L’udienza è stata rinviata a luglio anche per permettere ad alcuni degli imputati di valutare un'ipotesi di rito alternativo. Secondo i calcoli della guardia di finanza che condusse le indagini, la truffa avrebbe avuto un valore di circa 20 milioni di euro. All'udienza di venerdì inoltre è stato preso atto della morte di Giacomo Ridi, un portoferraiese di 68 anni trapiantato in Trentino e considerato uno degli organizzatori della truffa se non il promotore principale. Un mese fa, la mattina del 20 marzo, Ridi è stato trovato morto sotto un ponte, a Lavis. Pare che negli ultimi tempi avesse problemi di salute.
Gli altri sono Giampietro Magagni (64 anni, di Trento), Alessandra Fumanelli (36, di Sabbionara d'Avio), Claudio De Giorgi (51, di Novate Mezzola, Sondrio), Amedeo Tarter (62, di Trento), Karl Josef Wegmann (61, di Glorenza), Ruggero Dallaserra (64, di Ossana), Vittorio Prest (71, di Bolzano). Sono tutti accusati di aver messo in piedi un'organizzazione di brokers che racimolava soldi tra piccoli risparmiatori di mezza Italia. Risparmiatori che erano convinti di investire il loro denaro in una fantomatica miniera di diamanti nella Repubblica Centroafricana o in altre avventure imprenditoriali come il business del veleno per topi.
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