Il Tirreno

«Condannate l’ex sindaco e l’ingegnere»

di Alessandro De Gregorio
«Condannate l’ex sindaco e l’ingegnere»

La procura generale della Corte d’appello non si rassegna: impugnata la sentenza di assoluzione di Nenci e Quintavalle

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ROSIGNANO. E' un colpo di scena. Perché la vicenda sembrava ormai chiusa e dimenticata e invece, a distanza di un anno dall'assoluzione e di sei dall'inizio delle indagini, la procura generale della Corte di appello di Firenze chiede di processare di nuovo (e di condannare) l'ex sindaco Alessandro Nenci e l'ingegnere Giuseppe Quintavalle. Il sostituto Giancarlo Ferrucci ha depositato il ricorso contro la sentenza del 26 gennaio dello scorso anno con cui il giudice dell'udienza preliminare Antonio Pirato aveva assolto tutti e cinque gli imputati smontando l'inchiesta sull'urbanistica che scosse l'opinione pubblica e palazzo civico nell'estate del 2007. Firenze ha anticipato la procura di Livorno il cui termine scade proprio oggi. Se in giornata non ci saranno iniziative da parte dei magistrati livornesi, il processo di appello riguarderà soltanto questi due imputati e non anche gli altri tre.

Il sostituto Ferrucci usa parole durissime nei confronti di Nenci, definendolo «spregiudicato pubblico ufficiale» e «sindaco faccendiere». E’ convinto che si realizzò la tentata concussione in relazione alla lottizzazione delle Spianate: «Molti di quei terreni - scrive Ferrucci - erano di proprietà di Angelo Infantino, il quale aveva uno forte interessenza nei progetto di edificazione. Negli anni 2002- 2003 Infantino e il suo socio Giacomo Clausi avevano iniziato una trattativa con un gruppo di imprenditori locali, alla quale partecipava anche il futuro sindaco Nenci insieme alla sua amica Laura Santobelli. Tale trattativa non aveva esito e quindi Infantino reperiva un diverso partner tramite l'agente immobiliare Luigi Nicola Macchi, nella società spezzina "Le Rive d'Italia". Si stipulava quindi un atto, in base al quale quest'ultima società riceveva l'opzione, da esercitare entro il 2007, per l'acquisizione dei terreni, e l'Infantino, agendo quale rappresentante della Best Company, si impegnava a operare per la cancellazione di trascrizioni pregiudizievoli dei terreni in cambio della promessa di pagamento da parte della società di 3,5 milioni. Le progettazioni sarebbero state realizzate dall'ingegner Quintavalle perché, secondo Infantino, costui era ben inserito negli ambienti comunali».

Infantino poi, lo ricordiamo, nell'aprile 2007 denunciò di aver ricevuto da parte di Quintavalle e per conto di Nenci la richiesta di una tangente di 500mila euro per ottenere l'approvazione, nel regolamento urbanistico in corso dl elaborazione, di quella lottizzazione.

Ferrucci cita anche la vicenda Socomar e la lottizzazione di Vada dove c’era un progetto di 800 posti letto con destinazione a villaggio residenziale e a residenze turistiche abitative. «Il progetto risaliva agli anni Settanta - scrive Ferrucci - ma l'amministrazione Danesin non aveva approvato il piano per un vincolo idraulico. Per questo il terreno era a destinazione agricola. Con la successiva giunta Simoncini il progetto era sembrato sbloccarsi con una prima qualificazione nel piano strutturale, ma con l'amministrazione Nenci e il regolamento urbanistico si decurtavano del 90% le previsioni di piano strutturale, ciò che equivaleva all'affossamento del progetto». In questo caso fu Umberto Cini della Socomar a parlare di una proposta fatta da Quintavalle, consistente nello cessione parziale o totale del terreno alla Santobelli, che sarebbe dovuta entrare nella Socomar. La proposta non fu accettata, il progetto fu bloccato.

La procura generale contesta dunque la sentenza di primo grado per difetto di motivazione, violazione di legge, erronea e illogica valutazione dei fatti: «Il primo giudice non ha colto il nesso sostanziale fra i fatti descritti nelle due imputazioni e in gran parte comunque accertati nella loro storicità».

Secondo Ferrucci le testimonianze di Infantino e di Clausi sono attendibili. Ed è anche da escludere che Quintavalle abbia agito di propria iniziativa millantando credito, senza mandato di Nenci.

«In questa vicenda - commenta Anna Francini, avvocato di Quintavalle - gli imputati hanno ottenuto giustizia dopo tanto tempo, sarebbe stato giusto che se ne prendesse atto. L'appello della procura generale sembra ignorare che già il gip di Livorno e poi la Cassazione si erano pronunciati per l'insussistenza dell'accusa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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