La manifestazione
La base in rivolta contro Bersani
La federazione: «Il dissenso è un altro modo di sognare». Il web diventato lo sfogatoio della protesta
CECINA. Dalla tarda mattinata di ieri fino al pomeriggio inoltrato sul web si inseguivano in un crescendo tumultuoso le prese di posizione di militanti e di dirigenti Pd in rivolta contro la scelta di Bersani per la candidatura Franco Marini. Già esordiva il Pd livornese di prima mattina con una sorta di manifesto lirico: «Il dissenso è un altro modo di sognare». Come invitare la lepre a correre. E gli uomini e le donne del Pd non avevano bisogno di simili sproni per cominciare a correre sulle ali del dissenso. Niccolò Bagnoli rompe gli indugi e libera un «Marini non ce la fa. Il partito è ancora vivo!». Più tardi lo stesso Bagnoli dopo aver constatato che su 424 grandi elettori in 220 hanno votato contro, fornirà la sentenza: «Per me Bersani, alla fine della fiera, si deve dimettere. Lo dico a malincuore perché l’ho sempre sostenuto, ma ora stop».
Ma è Samuele Lippi, il segretario provinciale, cecinese, che decreta: «Marini non ha raggiunto il quorum. Bersani faccio appello al tuo buon senso…lascia stare accordi col Pdl, è l’ultima occasione». Lo segue sul terreno di salvare il salvabile Alessandra Meini, segretario del comunale locale, che ringrazia a nome di tutti il senatore Filippi e la deputata Rocchi per non aver votato Marini. Un’ora dopo Meini rivolge un invito pressante a Bersani : «Non lo fare, non votare per Marini». Una richiesta questa che viene replicata da molti altri con varietà di toni e di accenti. Roberto Loglisci ammonisce: «Verrà ripresentato? Questi dirigenti sono degli alieni. Ma si rendono conto che sono soli?» Luna Biondo testimonia di una specie di “bombardamento” notturno sulle bacheche degli eletti Pd. Andrea Mori per suo conto si schifa per «il fatto che Bersani e Berlusconi si riuniscano di notte per scegliere un candidato» quasi fossero dei cospiratori notturni e Andrea Persico proclama una specie di de profundis: «Più che vivo il partito.. mi sembra attaccato al respiratore».
Le critiche a Bersani si sprecano. Massimo Berka afferma che il segretario nazionale è stato «sconfessato per l’ennesima volta dal suo partied esplicita a Berto». Ma la critica più articolata sani viene da Sandra Scarpellini, segretario del Pd di Castagneto, che nella notte aveva inviato ai parlamentari del partito un chiaro appello per il “no alla candidatura Marini”. «La scelta di Franco Marini – sostiene Scarpellini, nella sua nota rivolta a Pierluigi Bersani ma anche a Manciulli, a Rocchi, Filippi e Lippi, – ci lascia a dir poco increduli. Marini è persona seria e stimabile, ma il suo nome in questa fase storica e politica e le modalità con cui a quel nome si è arrivati sono per noi inaccettabili». Dopodiché la dirigente Pd lamenta che i comportamenti della dirigenza nazionale vanificano gli sforzi che gli organismi territoriali producono per «mantenere un adeguato livello di fiducia nel partito». Insomma, morale della favola: «Tutto ciò che facciamo rischia di diventare un’inutile lotta contro i mulini a vento». Sconfortante.
C’è poi ancora sul web chi lancia un’ancora di salvezza. È Filippo Agostini che dopo aver minacciato che, se fosse passato Marini, avrebbe rifiutato di dare il voto la prossima volta al Pd, confida «in Renzi, unico vero innovatore di un vecchio e stanco Pd». E Aurelio Pellegrini, noto personaggio della vita politica locale, proclama: «Cambiamento! È stata la parola inculcataci in questi ultimi mesi..e il cambiamento è consistito nell’accordo col Pdl su Marini. Per dimostrare che c’è ancora un partito che vive nel mondo, conto ormai su Renzi e i franchi tiratori. Se così non fosse domani sarà il mio ultimo giorno di iscritto al Pd». Insomma Matteo Renzi come ultima spiaggia per salvarsi dal definitivo naufragio.
Situazione che sembra incombente all’Unione comunale di Castagneto che scrivono in una presa di posizione che quella della direzione nazionale è “una linea suicida”. E subito dopo si chiama in causa Bersani per garantire «al nostro elettorato la dignità di portare un nome per il Quirinale che non nasca da antichi giochi ormai esosi ed insopportabili ai più. Abbiamo il coraggio – prosegue così la nota – di quello che unisce davvero noi, donne e uomini del Pd».
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