Attenzione
Bimba batte la testa, niente visita
Dal pronto soccorso dirottata alla guardia medica: «Le dia un caffè». Il primario: procedure rispettate
CECINA. Porta al pronto soccorso la figlia di 2 anni e mezzo che ha battuto la testa ma c’è troppa ressa e deve aspettare. Allora va dalla guardia medica, la quale le consiglia di tenerla sveglia con un caffè. È la brutta storia accaduta domenica scorsa a una mamma di Cecina (di cui taciamo il nome per tutelare l’identità della bambina) che ha deciso di segnalarla al giornale e alla direzione dell’ospedale. «Mia figlia di 2 anni e mezzo è caduta sbattendo la testa nel tardo pomeriggio di domenica – spiega la donna – Chiaramente mi sono precipitata al pronto soccorso dell' ospedale, ma arrivata lì mi hanno avvisato che avrei dovuto attendere un bel po' perché c'erano stati degli incidenti ed erano arrivate cinque ambulanze in 10 minuti. Quindi non potevano farmi passare. Dovevo solo aspettare».
Ma l’apprensione della donna è aumentata quando ha notato che la bambina era stanca e stava chiudendo gli occhi: «So che con il trauma cranico non si deve dormire e vedendo che la bimba si stava assopendo ho insistito, chiedendo se potevano farmi andare al reparto pediatria. Ma di nuovo mi è stato detto che non era possibile».
Dopo poco, l'infermiera vista l’ovvia preoccupazione della donna, le ha suggerito di andare alla guardia medica. «Così ho fatto – prosegue la madre – La dottoressa, a cui ho spiegato l'accaduto chiedendo anche cosa fare per tener sveglia la piccola, mi ha risposto: "Non lo so, le dia il caffè, due cucchiaini, male non fanno”».
Poi la dottoressa ha stampato alla donna la procedura per il trauma cranico, spiegandole che la bambina andava tenuta in osservazione per 24 ore e che poteva farlo anche a casa. «Vi lascio immaginare che nottata ho passato – racconta la donna – Per fortuna alla fine è andato tutto bene. Ma se fosse successo qualcosa chi avrei dovuto ringraziare?».
Abbiamo contatto il responsabile del Pronto soccorso Paolo Pennati per chiedergli un commento sull’accaduto: «Comprendo che i fatti raccontati possano sembrare gravi e incresciosi, soprattutto perché coinvolgono una bambina così piccola – spiega Pennati – Ma chi lavora in un pronto soccorso si trova continuamente a dare risposte più rapide possibile. Proprio per questo motivo il personale è formato per il "triage", che consente in caso di arrivi contemporanei di stabilire le priorità. Quando la piccola si è presentata al pronto soccorso erano in fase di triage altri casi con priorità più alta ed era necessario attendere per la registrazione: se il professionista di triage avesse riscontrato segnali di allarme sulle condizioni di salute della piccola paziente, questa avrebbe avuto accesso immediato. Vista l'ansia del genitore, comprensibile da chiunque ha figli, è stato consigliato, proprio per ridurre i tempi di attesa, di rivolgersi alla guardia medica che, come medico, avrebbe potuto dare un ulteriore giudizio sulla reale urgenza del caso. La bambina non è stata inviata al pediatra perché la traumatologia, in qualsiasi fascia di età, è competenza del medico di urgenza. Leggendo la lettera mi sembra che alla fine la guardia medica abbia fornito le indicazioni giuste, in particolare consegnando le istruzioni scritte per l'osservazione domiciliare».
Gianni Parrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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