Sicurezza
«Perso il concetto di spazio sacro»
Il professor Adriano Fabris: bisogna educare al rispetto dei luoghi di culto
CECINA. «Si è persa la distinzione tra spazio sacro e spazio profano. Dobbiamo educare al rispetto dei luoghi religiosi». A parlare è il professor Adriano Fabris, ordinario di filosofia morale all’università di Pisa. Abbiamo interpellato il docente per tentare una lettura più ragionata di quanto accaduto lunedì pomeriggio nel duomo di Cecina.
Professore, l’episodio in questione è in grado di raccontarci qualcosa sulla società in cui viviamo?
«Ci fa capire che la distinzione tra spazio sacro e spazio profano, tra pubblico e privato ma anche tra reale e virtuale, è venuta meno. Lo spazio sacro è sempre stato separato dal resto: la chiesa, i templi o le moschee sono ambiti separati da quelli delle attività giornaliere. Sono spazi in cui avviene l’incontro con il divino. Oggi, però, viviamo in un’epoca di secolarizzazione in cui le distinzioni sono saltate, il concetto di “soglia” non viene più colto. Il caso di Cecina è sintomatico di una mancanza di sensibilità nei confronti della sacralità di un determinato spazio. La chiesa, in pratica, non è stata riconosciuta come ambito a sè, dedicato esclusivamente allo svolgimento delle pratiche religiose».
Viene da pensare che anche l’idea di trasgressione abbia pesato nel comportamento dei due giovani.
«Le religioni sono chiamate a definire il rapporto tra umano e divino, tra la vita quotidiana degli uomini e una dimensione altra. Questo rapporto comporta una serie di permessi e di proibizioni che servono per far sì che il legame venga realizzato nella maniera migliore. Anche l'espressione della sessualità, che riporta l’uomo alla sua dimensione immanente e terrena, deve essere contenuta per consentire un rapporto migliore con la trascendenza. E questo avviene, seppur in modi diversi, in tutte le religioni: vale per i santoni indù e le loro pratiche ascetiche così come per i buddhisti o per il celibato dei sacerdoti. La trasgressione, invece, va contro questa regolamentazione. Ed evidentemente può fornire uno stimolo a chi vuol darsi alla pazza gioia».
Di base c’è un problema di educazione?
«Esattamente. Dobbiamo educare al rispetto per coloro che professano una scelta religiosa, qualunque essa sia. E dobbiamo insegnare a riconoscere i simboli e i luoghi di culto delle diverse credenze».
Gianni Parrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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