Rossi a Solvay: garanzie sul futuro
Un vertice riservatissimo a Bruxelles. Crisi della sodiera, scarichi a mare, materie prime le partite in gioco
ROSIGNANO. Un vertice che doveva rimanere riservato. E tale è stato fino ad oggi. Pochissimi erano a conoscenza dell’incontro che si è tenuto in gran segreto a gennaio scorso tra il governatore Enrico Rossi e gli amministratori della società Solvay nella sede del gruppo a Bruxelles. Un testa a testa fra il presidente della Regione e il deputy ceo Jean Pierre Clamadieu, subentrato a Christian Jorquin dopo l’acquisizione di Rodhia (settembre 2011) da parte della multinazionale chimica. In ballo il futuro dello stabilimento di Rosignano.
Un impegno preso a suo tempo da Rossi a seguito della lettera che il sindaco Alessandro Franchi, a metà ottobre, gli aveva scritto, invitandolo ad affrontare - sul terreno belga - il delicato capitolo dei progetti legati al sito industriale di Rosignano. In quell’occasione si registrò anche un siparietto polemico fra il sindaco e il direttore dello stabilimento locale Michele Huart. «Trattiamo con Bruxelles», disse il primo cittadino preoccupato dal braccio di ferro sulle materie prime (acqua e sale) e da una ridda di indiscrezioni su un ipotetico disimpegno di Solvay da Rosignano. «Che si tratti di Bruxelles, di Milano o di Rosignano la riposta sarà sempre la stessa», ribattè Huart, respingendo le voci di una smobilitazione, ma sottolineando la necessità, per il sito di Rosignano, di recuperare competitività e concorrenzialità.
Rossi e Clamadieu, a Bruxelles, avrebbero ribadito due posizioni diverse ma non incompatibili. La Regione quella di un ente interessato allo sviluppo produttivo e occupazionale dello stabilimento di Rosignano, ma ferma al rispetto di protocolli di salvaguardia per la tutela dell’ambiente. La società Solvay quella di un gruppo che guarda a Rosignano con preoccupazione per una competitività in calo, soprattutto nel cuore della fabbrica, la sodiera. Un impianto che marcia a 2000 tonnellate l’anno, contro le oltre 3mila di alcuni anni fa. Che patisce la concorrenza, sul mercato, della soda turca. Ma anche una forma di concorrenza “interna” degli altri siti dell’Europa Mediterranea, precisamente Spagna, Portogallo, Bulgaria ed Egitto (qui nel 2008 Solvay ha acquistato la Alexandria Sodium Corporate). Se chiudesse la sodiera di Rosignano significherebbe un colpo mortale per la fabbrica.
Solvay avrebbe inoltre espresso preoccupazione per la questione dell’approvvigionamento delle materie prime (acqua e sale) e dei parametri, ritenuti stringenti, degli accordi sugli scarichi a mare. Chiederebbe, in sostanza, meno vincoli burocratici per poter consolidare le proprie produzioni. Secondo una stima non confermata, per riportare il sito di Rosignano su nuove soglie di competitività, nei prossimi due anni Solvay dovrebbe risparmiare circa 10 milioni di euro. L’accordo per la gestione dei 60 esuberi attraverso il blocco del turn-over , siglato recentemente coi sindacati, consentirebbe a fatica di arrivare a 2 milioni. Dove si trovano gli altri soldi? Regione Toscana e Solvay si sono impegnate in un percorso comune perchè il sito di Rosignano resti strategico. Entro giugno è previsto un nuovo incontro.
@andrearocchi67
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