La manifestazione
«Non funziona l’impianto per la messa in sicurezza»
MONTESCUDAIO. «Lo abbiamo sempre detto che quell’impianto non funziona e questi ultimi dati purtroppo ci danno ragione». Yuri Trusendi (nella foto), del comitato no trielina, ne ha parlato in questi...
MONTESCUDAIO. «Lo abbiamo sempre detto che quell’impianto non funziona e questi ultimi dati purtroppo ci danno ragione». Yuri Trusendi (nella foto), del comitato no trielina, ne ha parlato in questi giorni anche con la dottoressa Barbara La Comba, responsabile del laboratorio analisi di Asa.
«É stato un incontro molto proficuo - dice Trusendi - la dottoressa ha dato la propria disponibilità per un'assemblea pubblica che vogliamo organizzare con i sindaci, i tecnici e i cittadini. Se non ci fosse il pozzo della Ladronaia a fare da argine e non funzionassero i filtri saremmo nei guai. Asa ci ha assicurato di monitorare quei filtri continuamente, con 10-15 controlli al mese. E di sostituirli molto prima di quanto si pensi».
«Un filtro a carboni - prosegue Trusendi - è diviso in tre parti. I prelievi vengono eseguiti a monte dello stesso e sui primi due strati. Quando si supera il limite di rilevabilità, che per Asa è lo 0,50 e non il 10 come per Arpat, si evita di far saturare l'ultimo strato e si sostituisce tutto il filtro. Quello vecchio poi viene ritirato, ripulito e riutilizzato successivamente. Quanto costano i filtri? Dai 1.500 ai duemila euro ma mi è stato spiegato che quella spesa non viene ricaricata in bolletta perché la Regione non riconosce ad Asa i costi di bonifica, contrariamente a quanto succede con Arpat».
Intanto si attende che cominci la bonifica vera e propria della nostra falda, secondo un progetto da oltre quattro milioni. Stando alle previsioni, l'installazione degli impianti dovrebbe cominciare a giugno per concludersi entro fine agosto. Poi partirà il trattamento, che dovrebbe durare cinque anni, cioè fino all'estate 2018. A quel punto partiranno le notifiche della Regione per il recupero totale o parziale delle somme anticipate. Soldi che, parola dell’assessore regionale Anna Rita Bramerini, verranno chiesti solo ed esclusivamente a chi gestiva l’ex conceria di Roberto Massini (fallita nel 1995) e la lavanderia industriale La Rapida (chiusa nel 1980) di Mario e Giovanni Agujari.
C’è poi Rifondazione comunista che giorni fa ha suggerito di indagare anche sui pozzi adiacenti a quelli già chiusi, una trentina secondo Renzo Belcari: «L’inquinamento risale a decenni fa quando tutti o quasi erano all'oscuro, diversi cittadini potrebbero aver bevuto o utilizzato acqua inquinata per irrigare orti o campi. Senza creare allarmismo, forse sarebbe opportuno avviare un'indagine epidemiologica sulla popolazione perché i cittadini hanno diritto di sapere e l'amministrazione ha il dovere di informare».
E infine sulla vicenda i consiglieri Dario Marzini e Lorenzo Gasperini (Cecina Insieme) hanno depositato un'interrogazione chiedendo al sindaco Benedetti e alla giunta cecinese il costo, la frequenza, la modalità di sostituzione e saturazione dei filtri utilizzati nei pozzi inquinati, i tempi, il costo e chi sarà il soggetto che dovrà pagare l'intervento di bonifica di Poggio Gagliardo.
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