Il dolore
L’acqua dei pozzi è sempre più inquinata
In pochi mesi schizzano alle stelle i valori nell’area di Poggio Gagliardo, raddoppiano quelli alla Ladronaia e al Peep
CECINA. Ora che i dati sono online, la situazione sul fronte della trielina appare ancora più preoccupante. Nel giro di due o tre mesi infatti la concentrazione di Pce e Tce (tetracloroetilene e tricloroetilene) in alcuni pozzi è più che raddoppiata.
Attenzione: si sta parlando di campioni prelevati a monte dei filtri a carbone attivo. Ma alcuni indicatori confermano che l'unico baluardo tra la trielina e i rubinetti ormai sono proprio i filtri. E questa non è una buona notizia.
Lo ribadisce anche Yuri Trusendi del comitato no trielina: «L'impianto per la messa in sicurezza di Poggio Gagliardo non funziona, per questo la Regione aveva detto che sarebbe stato potenziato. E che non funziona lo dimostrano i valori Cd4 e Cd5». Cioè quelli a est dell’ex conceria Massini, nella zona dove c’era la lavanderia industriale Rapida: conceria e lavanderia che, secondo la Regione, erano state le responsabili principali se non esclusive dell’inquinamento.
Ma veniamo ai dati Arpat. L'agenzia regionale scrive di aver predisposto, in accordo con la Regione, un «sistema di pubblicazione automatica della banca dati relativa al monitoraggio dei pozzi dell'acquedotto di Cecina inquinati dalla trielina proveniente dall'area industriale-artigianale di Montescudaio». Pozzi che comunque, si ricorda, «sono dotati di impianto a carboni attivi per la potabilizzazione delle acque prima dell'immissione in acquedotto. L'attività di monitoraggio prevede il campionamento di 5 pozzi situati nell'area sorgente della contaminazione, nel comune di Montescudaio, e di 12 pozzi dell'acquedotto (eccetto il pozzo denominato Paratino, privato) situati nell'acquifero di Cecina. I campionamenti hanno una frequenza variabile da mensile a semestrale».
I dati più alti sono dunque nelle zone Cd4 e Cd5, quelli citati da Trusendi, dove la Soing per conto della Regione aveva collegato in rete alcuni pozzi convogliandoli in un sistema di impianti di pompaggio e trattamento.
Vediamoli, considerando che la concentrazione massima ammissibile per il consumo umano è di 10 milligrammi di sostanze per litro di acqua.
Nel pozzo Cd4 a gennaio la concentrazione era pari a 1.749,6, a marzo è salita a 2.905,4. Ancora peggiore l'andamento al pozzo Cd5, dove a ottobre i prelievi indicavano una concentrazione di 989,8, a novembre di 955,8, a gennaio 677,1 e a marzo il dato è schizzato verso 2.210,9.
In lieve miglioramento invece la situazione al pozzo Giannelli, sempre a Montescudaio: a novembre vi si registrava un terrificante 3.880, a gennaio si è scesi a 1.452 e a marzo ci si è fermati a 2.290.
Il famigerato pozzo della Rapida a ottobre dava un 2.200, a novembre 1.670, a gennaio sembrava calare con un 1.067 ma a marzo il livello è tornato a 1.610.
Scendendo verso Cecina, le cose vanno malissimo al pozzo Ladronaia 8. Qui l'ultimo dato in nostro possesso era elativo a dicembre e indicava una concentrazione già alta: 291,80. Ovvero quasi trenta volte superiore al limite consentito. Ebbene, in base ai prelievi di febbraio il livello è salito a 408. Oltre quaranta volte quel limite. Le cose non sono andate meglio al pozzo Peep, dove il dato di dicembre (151,04) è più che raddoppiato: a febbraio siamo arrivati a 323,37. Anche qui, ben oltre trenta volte il limite consentito. Relativamente sotto controllo quello di San Vincenzino (vicino al mare): a dicembre 22,97, a febbraio 23,41.
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