Finanza
L’IMPROVVISO RISVEGLIO DEI PARTITI
di ANTONIO VALENTINI Ora i partiti e le liste civiche derivate fanno la corsa a occuparsi di sanità. È meritorio, non solo per ragioni tattiche visto che tra un anno si vota, ma soprattutto per...
di ANTONIO VALENTINI
Ora i partiti e le liste civiche derivate fanno la corsa a occuparsi di sanità. È meritorio, non solo per ragioni tattiche visto che tra un anno si vota, ma soprattutto per questioni di merito. Dire che ogni giorno facciamo i conti con la salute e con i servizi che hanno lo scopo di mantenerla, è scontato. Ma vero. Ad esempio, se dovessimo stilare una graduatoria d'importanza delle nostre necessità in ordine agli uffici pubblici, quale collocazione daremmo alla motorizzazione civile, quale al tribunale e quale ancora all'ospedale?
Non c'è gara, la risposta è ovvia. Da sempre è così. Il bello è che a lungo i partiti tradizionali non se ne sono accorti, o perlomeno hanno pensato ad altro fino alla resipiscenza (tardiva) di questi giorni. Quelli di nuova formazione, includendo in tale ambito i laboratori vari, al momento restano in sonno, impegnati più sui temi della viabilità e sul destinatario dell’Omino di ferro che sul fronte del progressivo depauperamento dei servizi sanitari. Quando si desteranno, al pari di chi li ha preceduti, per analogia si porranno il problema che in questa fase arrovella più di altri: come rappresentare le legittime aspirazioni di una comunità che da tempo va chiedendo solo il riconoscimento del proprio, elementare diritto alla salute?
Fino a poche settimane prevaleva un partitico nulla. Ovvero il vuoto prodotto dall’assenza di proposte, iniziative, intuizioni futuribili dove si è espanso il Comitato pro-ospedale, capace di tradurre in ventimila firme il disagio dei cittadini e di portarne cinquemila in piazza. Beninteso, è lodevole se ora partiti e liste derivate scoprono che il livello dei servizi si è abbassato qui più che altrove e che le innovative formulette celavano tagli e basta. Però si limitino a interpretare, non a cambiare, la realtà dei fatti. Ovvero non mettano il cappello su una protesta che li ha visti solo spettatori: seduti ai banchetti c’erano quelli del Comitato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google