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Cecina premia il paracadutista Aringhieri

Cecina premia il paracadutista Aringhieri

Il militare ferito in Afghanistan si racconta: «Sono vivo e felice di poter abbracciare la mia famiglia»

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CECINA. Ieri mattina il sindaco Stefano Benedetti ha consegnato una targa di riconoscimento per i meriti militari e civili al caporalmaggiore capo Carlo Aringhieri, rimasto ferito il 27 giugno 2009 in Afghanistan, già insignito della medaglia d'oro "Vittima del terrorismo" dal presidente della Repubblica.

Oltre al paracadutista erano presenti la moglie del militare Antonella Mannino, l'assessore Monica Mansani ed il colonnello Cosimo Salvatore Bianchi, comandante della base logistica Villa Ginori di Cecina Mare. «Abbiamo organizzato questa cerimonia per renedere onore al nostro concittadino Carlo Aringhieri – ha spiegato il sindaco – È un piacere avere a fianco una persona che ha svolto un compito così pericoloso, rischiando la propria vita per difendere e diffondere i principi democratici della nostra nazione. Sicuramente un motivo d'orgoglio e di soddisfazione per me e per tutta la città».

Il militare ha raccontato quanto avvenuto il giorno dell’incidente: «Facevo parte di un convoglio vicino alla città di Swhean. Ero capo plotone e mi trovavo all'interno di un mezzo lince in coda al convoglio. Con me c'erano altri quattro commilitoni. All'improvviso un'esplosione ci ha fatto saltare in aria. Di quegli attimi ricordo soltanto l’odore di zolfo, il frastuono, gli orecchi che fischiavano, la vista annebbiata. Fortunatamente il mezzo era molto robusto: siamo tutti rimasti feriti ma nessuno di noi è morto. Si è poi scoperto che l'ordigno era un “E.d.”, un esplosivo molto utilizzato dai talebani e nascosto sotto la terra. È scoppiato a causa della pressione esercitata dal passaggio del nostro blindato».

Aringhieri ha riportato traumi all'udito e alla colonna vertebrale, alcuni dei quali di tipo permanente. Non può più svolgere alcune mansioni né praticare sport.«Ma sono vivo e felice – ha concluso – di poter abbracciare mia moglie e mio figlio». (giu.pi.)

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