Sicurezza
L’amarezza di Lecci «Questo calcio non fa più per me»
L’allenatore del Cecina dopo la rissa di domenica a Salivoli «Così non si onora lo sport, forse mi prenderò una pausa»
CECINA. Quante volte: puntiamo alla promozione diretta, senza spareggi. Parole dei dirigenti. Ma il problema del Cecina calcio non è vincere domenica l’ultima di campionato contro il Rio Marina e salire subito in Prima categoria, bensì ritrovare i giusti equilibri in campo e fuori, perché dopo la sfida vinta tre giorni fa a Salivoli (0-3), Stefano Lecci pensa a «una pausa di riflessione per valutare se allenare ancora o no».
Sì, il mister rossoblù, colpito da una gomitata di un dirigente accompagnatore padrone di casa a pochi minuti dalla fine, è amareggiato. E ne ha già discusso con il presidente Tersilio Ceccanti.
La domanda sorge spontanea: tra i dilettanti crescono sempre più gli eccessi agonistici? In via Puccini, intanto, valuteranno se presentare denuncia per quanto avvenuto, perché nessuno si aspettava che durante il delicato faccia a faccia si moltiplicassero gli scontri, con l’afroamericano Dame Mbaye, i falli in sequenza, il taccuino dell’arbitro pieno di espulsi.
Non è questo il modello a cui la società si ispira: i dirigenti hanno ripetuto mille volte che il bilancio è sacro quanto il comportamento dentro e fuori dal rettangolo verde. Che fine farebbe, sennò, il progetto nato per riportare le famiglie allo stadio?
E invece, in Seconda categoria, i sostenitori assistono a fatti dal possibile risvolto penale. Dov’è, allora, l’origine del problema? Nella mancanza di cultura sportiva?
«Sono convinto – prosegue il tecnico – che il campo sia per molti una valvola di sfogo. Mi dicono che tra il Cecina e il Salivoli, da anni, non corra buon sangue. Ma a tutto esiste un limite e, nel caso specifico, siamo oltre. Io condanno il gesto: fa male al calcio, va contro il fairplay e il sacrosanto concetto di sport. Onoro l’impegno e porto a termine il campionato, ma poi deciderò con calma se smettere o no, perché l’episodio è grave. Per squadre come la nostra la partita è divertimento e capacità di stare insieme».
Il mister, che in panchina lavora con il suo secondo Tommaso Bargione, si chiede «se questo mondo fa ancora per me», senza cercare alibi. Spiegando, fatte le dovute proporzioni, che in parte gli eccessi sono figli della crisi, delle difficoltà affrontate ogni giorno da ognuno di noi. Senza dimenticare quanto succede tra i professionisti, dove il calcio spesso dà il peggio di sé. I più piccoli, di conseguenza, si adeguano, in campo come in tribuna, dove gli insulti a chi gioca e dirige sono la regola. Il comunicato del Comitato regionale di metà settimana chiarirà i dubbi, ma è probabile che il Salivoli debba pagare una pesante multa e poi contare le squalifiche. Dipenderà da quanto scritto nel referto di gara. Il conto alla rovescia, intanto, è iniziato: domenica, al “Loris Rossetti”, sbarcherà il Rio Marina per l’ultimo turno della stagione regolare. I rossoblù giocheranno per la promozione diretta, gli ospiti per la salvezza.
«I ragazzi – chiude Lecci – meritano rispetto e considerazione. Rimango dell’idea che il 50 per cento del merito vada alla società, il 40 alla squadra e il dieci a me e a Bargione. Mi auguro dunque che le tribune siano piene e il pomeriggio si trasformi in festa». Il contrario, insomma, di ciò che è successo nell’ultima trasferta.
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