Il dolore
Le ditte non pagano lavoratori in rivolta È boom di vertenze
Il sindacato Cgil conta 80 casi a Rosignano e 72 a Cecina Dopo la riforma dell’art. 18 più pratiche per i licenziamenti
CECINA. Vertenze di lavoro: tante richieste, pochi accordi e pagamenti a rate. Quando va bene. La crisi si fa sentire anche nei rapporti tra dipendenti e datori di lavoro. L’ufficio vertenze della Cgil di Livorno in questi ultimi mesi è preso d’assalto. Sono sempre di più le persone che bussano al sindacato per reclamare il mancato pagamento degli stipendi, dei contributi, degli straordinari o del tfr. Per non parlare di quanti protestano contro un licenziamento ritenuto ingiusto, ma che grazie alla riforma dell’art. 18 difficilmente potrà essere considerato tale.
Oltre mille casi. I dati non parlano ma di sicuro qualcosa dicono: nel 2012 gli uffici della Cgil hanno gestito 977 pratiche in vari settori, a cui ne vanno aggiunte circa 150 relative ai lavoratori della scuola e del pubblico impiego. In totale, si supera quota mille. Anche nella nostra zona le cifre sono importanti: a Rosignano si contano 80 contenziosi, a Cecina 72. «Le questioni più frequenti riguardano il recupero economico – spiega Antonella di Giambattista – Non è un passaggio semplice anche a livello psicologico: i lavoratori si rivolgono a noi quando non hanno altra via d’uscita. Ci sono persone che hanno trascorso quattro mesi senza stipendio prima di fare vertenza. Poi ci sono i casi di licenziamento e di fallimento. In misura minore si fanno sentire i contenziosi legati alle nuove normative, che mettono paletti più stretti all’uso di determinate tipologie contrattuali: ad esempio quelli di associazione in partecipazione per le commesse o i contratti a chiamata».
Difficile trovare un accordo. A livello provinciale è la Filcams (commercio) la categoria più presente tra i faldoni dell’ufficio provinciale: 479 casi, distribuiti in maniera uniforme un po’ su tutto il territorio. Anche nella zona di Cecina e Rosignano, le vertenze riguardano soprattutto il commercio e l’attività degli esercizi pubblici: bar, ristoranti, alberghi, stabilimenti balneari. «Il problema si intensifica nel periodo estivo – spiega di Giambattista – Noi tentiamo un accordo bonario tra le parti: convochiamo il datore di lavoro e il dipendente e proponiamo una soluzione che soddisfi entrambi. Ma spesso le aziende non si presentano, ignorando i nostri inviti. I lavoratori a quel punto decidono di ricorrere al tribunale, ma quando scoprono di dover pagare rinunciano».
Spese processuali: il deterrente. La via giuridica, infatti, è ancora più complicata. Con la recente introduzione del contributo unificato il querelante deve svenarsi per comprare una maxi marca da bollo necessaria a depositare il ricorso. «Ad esempio – spiega ancora la di Giambattista – un lavoratore licenziato che vuole impugnare il provvedimento di fronte a un giudice deve versare 225 euro. Se vince la causa può sperare di riavere quei soldi. Ma è chiaro che per una persona che già si trova senza lavoro, una tal cifra è un bel deterrente».
Fallimenti e concordati. Sono un centinaio le richieste di controllo di salari e stipendi a cui sono da aggiungere le consulenze normative e contrattuali. Cresce la richiesta d'aiuto per le cosiddette procedure concorsuali (come i fallimenti o i concordati) su cui la Cgil provinciale è intervenuta 234 volte. Per quanto riguarda le tute blu, sono 227 i casi relativi al settore metalmeccanico affrontati in Provincia.
Il nuovo art. 18. Sempre più spesso c’è da fare i conti con la nuova disciplina in materia di licenziamenti: «Nella zona di Cecina e Rosignano non sono molti i casi visto che la maggior parte delle aziende è sotto i 15 dipendenti – spiega la di Giambattista – Qualche vertenza in tribunale è arrivata, ma l’iter non si è concluso».
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