Il Tirreno

Tutto da rifare e in tempi strettissimi per il giudice di pace

di Rino Bucci
Tutto da rifare e in tempi strettissimi per il giudice di pace

Una nuova direttiva del ministero cambia le carte in tavola Benedetti: «Vogliono scoraggiarci ma faremo uno sforzo»

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CECINA. Tutto da rifare e in tempi strettissimi. Perse le sezioni civili e penali del tribunale, sembrava almeno fatta per il giudice di pace. Invece si dovrà ripartire da capo e poi incrociare le dita. Eravamo rimasti al 30 ottobre, a quando il Comune di Cecina, capofila di un consorzio formato da tutti gli enti della zona (meno Sassetta), aveva inoltrato al ministero della Giustizia la richiesta di mantenimento dell’ufficio al primo piano di via Landi. Ora si scopre che è tutto da rifare, compresi i conti. Colpa di una nuova direttiva, sempre ministeriale e del 28 febbraio, in cui si spiega nel dettaglio come compilare la domanda di mantenimento e in cui si ricorda anche che tutte le richieste già inoltrate sono andate nel cestino.

I tempi. Intanto, i tempi stringono. La richiesta formale dovrà essere inviata per raccomandata o posta certificata entro il 29 aprile. Il sindaco Stefano Benedetti ha convocato la conferenza dei servizi con tutti i Comuni che avevano aderito per rifare il punto della situazione e raccogliere adesioni. I sindaci che decideranno di andare avanti dovranno portare la scelta in consiglio. La direttiva, infatti, impone la produzione di un documento ufficiale in cui si indichi anche il coinvolgimento economico in percentuale. «In autunno – dice Benedetti – questo aspetto non era chiaro. E non tutti i Comuni hanno espresso pareri con delibere di consiglio».

Soldi. Questa volta non è detto che quasi tutti dicano di sì, perché i parametri sono più stringenti. Intanto, a carico dei Comuni devono gravare tutti gli stipendi dei dipendenti dell’ufficio del giudice di pace. L’organico dovrà essere identico, nel numero, all’attuale quindi si parla di quattro persone. «Nel precedente decreto – dice Benedetti – non era esplicitato il numero, quindi avevamo pensato di poter lavorare anche con tre unità e risparmiare». Questo primo costo andrà rimodulato e graverà, in base alla percentuale degli abitanti, sulle amministrazionii. Già in autunno Rosignano aveva storto il naso per un impegno ritenuto troppo gravoso (calcolato sui 45mila euro). A carico del ministero, invece, rimarranno solo gli stipendi dei giudici e il costo di formazione del personale.

I dipendenti. Chi ce li mette? Servono quattro persone in forza ai Comuni, senza contare che non si possono fare nuove assunzioni perché il turnover è bloccato. Solo a Cecina, in un anno, si è passati da 182 a 167 lavoratori. «Siamo in difficoltà – dice Benedetti – Ma lo sforzo vogliamo comunque tentarlo. Mi pare ovvio che questa direttiva cerca di scoraggiare le amministrazione a perseguire la strada del mantenimento».

Utenze. Sono l’altro risvolto della medaglia. Cecina metterà a disposizione la struttura ma andranno trovati anche i soldi per pagare le spese di mantenimento dalle utenze alla pulizia dei locali. «Abbiamo calcolato che si aggirino intorno ai 100mila euro – dice Benedetti – contando anche il piano terra. Con l’utilizzo del solo primo piano si andrà a spendere un po’ meno ma anche in questo caso servirà la copertura finanziaria». Un piccolo risparmio potrebbe arrivare «dal ripensamento» - o taglio - di alcuni servizi, come la vigilanza. Inoltrata la domanda il ministero si riserva un anno per decidere se accoglierla o meno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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