Attenzione
La pineta di Marina rischia di scomparire
All’insetto killer si aggiunge la siccità. Politi (Wwf): «Colpa del cuneo salino». Due diversi problemi colpiscono i pini marittimi e domestici
DOMORATICO. Rischia grosso la vastissima pineta dei Cavalleggeri di Marina di Castagneto. Che, a causa della prolungata siccità degli anni scorsi, nonostante le incessanti piogge di quest’anno, sta seccando in maniera univoca e preoccupante. I primi allarmi sono partiti dagli agronomi che studiano il territorio e che si sono stupiti della sempre maggiore quantità di pini che si trova in stato di secchezza profonda, tanti dei quali già caduti o fessurati nel tronco. Pini maestosi e saggi che non hanno resistito alla sete a cui li hanno costretti le continue modificazioni meteo-climatiche, tipiche delle aree monsoniche tropicali, che stiamo registrando negli ultimi decenni con tendenza a piogge sempre più violente, concentrate in archi temporali molto stretti e prolungati periodi di siccità.
Il problema non è tanto da sottovalutare perché, così procedendo, il polmone verde costiero del comune è destinato ad una progressiva morte certa. A confermare questa criticità è Paolo Maria Politi, naturalista esperto di conservazione di specie ed habitat che ha elaborato una propria analisi sulla questione.
«Lo shock idrico – spiega Politi del Wwf - legato alla pressoché totale assenza di piogge registrate per circa un semestre del 2012, è senz’altro una concausa della diffusa sofferenza di essenze arboree costiere (pino marittimo e pino domestico) e dell’olmo campestre, falcidiato nel 2012 dallo stress da carenza idrica. Le specie arboree presenti lungo la fascia costiera, in crisi da carenza di acqua dolce, sono sottoposte agli effetti negativi derivanti dal richiamo in falda superficiale del cuneo salino che, a lungo andare, risulta dannoso perché portatore di acqua non assorbibile dalle piante. A questo si aggiungono le alte temperature e l’insetto che ha colpito negli ultimi anni il pino marittimo. Ad ogni modo la specie di pino domestico, di cui è ricca la nostra pineta, è destinato a scomparire nel secolo in corso per la sua stessa biologia che lo rende specie non particolarmente longeva»
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