La manifestazione
Il curatore batte cassa per l’As Cecina
Spedite otto lettere a ex presidenti e consiglieri della vecchia società per il recupero di oltre 300mila euro
CECINA. Non sono esattamente auguri di buona Pasqua quelli che stanno arrivando nelle cassette postali di chi ha gestito il vecchio Cecina calcio. L'avvocato della curatela infatti ha chiesto il conto a otto tra ex presidenti, vice e consiglieri dell'As Cecina e il conto ammonta a trecentomila euro.
L'invito è quello di farsi vivi entro quindici giorni per chiarire e magari trovare un accordo extragiudiziale. Scaduto questo termine, partiranno le ingiunzioni formali.
I destinatari di questa richiesta sono gli ex presidenti Francesco Paolo Manno, Giancarlo Pintossi, Enrico Cerri, Marcello La Valle; l'ex vice Fabrizio Diversi; gli ex consiglieri Pier Paolo Lorenzi, Luca Biancani, Sergio Vanni, Alessandro Ciacci e Gianrico Cerri.
Nella comunicazione, firmata dall'avvocato Marco Vitalizi incaricato dal curatore Daniele Veratti, si ricorda la sentenza del 19 aprile dello scorso anno con cui fu dichiarato il fallimento dell'As Cecina su istanza di un fornitore, l'Asa, per le bollette arretrate dell'acqua consumata allo stadio e ai campi di allenamento delle giovanili. Cinque anni di arretrati fino al giugno 2010 quando, scaduta la concessione, gli impianti rientrarono nella disponibilità del Comune. La formazione dello stato passivo, scrive l'avvocato Vitalizi, ha evidenziato infatti il credito di Asa (105.322,34 euro, la maggiore esposizione debitoria), ma anche ulteriori crediti vantati da fornitori, professionisti, calciatori ecc.: 37.228,49 euro in privilegio e 174.241,82 in chirografo. «Ciò - scrive l’avvocato - tenendo ovviamente conto dei soli crediti ammessi alla data di declaratoria di esecutorietà dello stato passivo e quindi salvo ogni credito che possa essere tardivamente insinuato al passivo del fallimento».
E quindi il buco da ripianare ammonta a 316.792,65 euro.
Nella lettera si spiega in base a quale norma vengono chiesti questi soldi: l'articolo 38 del codice civile (obbligazioni) del capo III (associazioni non riconosciute e comitati). Recita l'articolo: «Per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano l'associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune. Delle obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidalmente le persone che hanno agito in nome e per conto dell'associazione». E cioè i presidenti, vice e consiglieri che avevano avuto un ruolo centrale, che avevano «compiuto operazioni di gestione amministrativa in nome e per conto» dell'As Cecina.
Le posizioni ovviamente sono diverse tra loro. E difatti la curatela contesta «singolarmente e per quanto di ragione detta responsabilità per le obbligazioni sociali, in relazione ai periodi di maturazione dei crediti insinuati al passivo e della loro coincidenza con quelli di rispettivo esercizio dei poteri gestori».
Per questo il curatore ritiene «opportuno avviare un confronto» con i diretti interessati o con i loro avvocati «allo scopo di accertare se vi siano i presupposti per una soluzione stragiudiziale del contesto, previa verifica in contraddittorio dell'ammontare dei crediti che coinvolgono le rispettive responsabilità».
«Quando mi dimisi nel 2006 - dice Enrico Cerri - mi accollai un residuo di qualche migliaio di euro con la Cassa di risparmi di Volterra e la Cdr di Livorno, residui che ho chiuso e dei quali ho ovviamente tutta la documentazione. Pareggiai i conti con fornitori, giocatori, con chiunque. Cosa sia successo dopo non lo so».
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