Il dolore
Dalla fuga dei giocatori al crac
Nel 2009 un terremoto travolse il sodalizio rossoblù
CECINA. Fu un terremoto quello che, dall'autunno 2009 all'estate 2010, scosse la gloriosa società rossoblù conducendola poi alla fine.
L'As Cecina in quei giorni giocava in serie D ma giunse in fondo al campionato con gli juniores, visto che quasi tutti i giocatori rescissero il contratto al culmine di una vertenza per il mancato pagamento degli stipendi. Nonostante le difficoltà la squadra si salvò sul campo ma poi perse tutto il resto. Lo stadio, prima di tutto. A giugno uscì il bando per la gestione del "Loris Rossetti" ma l'As Cecina lo perse, scartata perché aveva già un buco di 300mila euro (stimato dal commercialista Maurizio Donadelli e dall'ex segretaria della società calcistica Cristina Bianchi). In società esplose la guerra tra l’allora dirigenza (Giancarlo Pintossi e Marcello La Valle) e gli ex soci ai quali era stato chiesto di pagare presunte quote arretrate (per un ammontare di 600mila euro). E poi scoppiò anche il contenzioso con Asa Spa per il pagamento delle bollette arretrate.
La Valle, diventato presidente, iscrisse la squadra al campionato 2010-11: non alla serie D come aveva promesso ai tifosi, ma alla Terza categoria dove nel frattempo comparve anche una nuova società, l’attuale Acs Cecina che ora gioca in Seconda.
Senza soldi, senza campo, l'As Cecina prolungò la propria agonia giocando le partite interne a Donoratico. Ma a dicembre si arrese, ritirandosi dal campionato. Si concentrò sul versante societario ma perse altre battaglie, come quella con Asa: il Cecina fece ricorso ma il giudice lo respinse dando ragione all'azienda e condannando la società rossoblù anche alle spese legali. Nell’aprile dello scorso anno il tribunale dichiarò il fallimento dell’Associazione calcistica As Cecina, società semplice con sede in via Puccini 5.
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