Il Tirreno

Le Pubbliche assistenze «Non toglieteci il 118»

di Gianni Parrini
Le Pubbliche assistenze «Non toglieteci il 118»

I presidenti di Cecina e Rosignano si scagliano contro l’ipotesi di cancellazione I dati delle associazioni: le ambulanze intervengono 10 volte al giorno

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ROSIGNANO. «Da anni gestiamo le emergenze. Abbiamo investito risorse e tempo nella formazione del personale e nell’acquisizione dei mezzi. Esperienza e competenza sono per noi parole d’ordine. Non vogliamo che tutto questo sia gettato nel vuoto». È un grido di allarme quello lanciato dalle Pubbliche assistenze di Rosignano Solvay e Cecina per bocca dei rispettivi presidenti. Non ci stanno ad assistere inermi al taglio dei Punti di emergenza territoriale (Pet) come sembra previsto dal nuovo “piano sanità” dell’assessore regionale Marroni.

Il piano “taglia sanità”. In base alle indiscrezioni pubblicate sul nostro giornale nei giorni scorsi, il discusso taglio dei medici del 118 metterebbe a rischio dalle tre alle cinque postazioni Pet (sulle 8 totali) presenti nel territorio dell’Asl 6. Anche l’esistenza dei due punti di emergenza gestiti dalla Pubblica assistenza sia a Cecina che a Rosignano è in bilico.

Dieci interventi al giorno. Per questo i presidenti Nicola Nicola Di Paco e Romano Giovannini ci tengono a far sentire la loro voce in maniera forte e chiara prima che sia troppo tardi: «Non vogliamo essere tagliati fuori dai tavoli in cui si prendono queste decisioni – spiega Di Paco, presidente della Pubblica assistenza di Rosignano – Svolgiamo un ruolo importante, di cui i cittadini non possono fare a meno. I dati sono lì a dimostrarlo». Nel 2012 i mezzi della Pa di Rosignano sono stati chiamati in causa per 3.664 viaggi di emergenza assegnati dal centralino del 118. Nel 2013, nei soli mesi di gennaio e febbraio, è già capitato altre 532 volte. In media sono quasi dieci interventi al giorno.

Il difficile è (ri)programmare. «È la stessa legge regionale che riconosce il ruolo delle associazioni di volontariato nella gestione delle emergenze – spiega Giovannini, presidente della Pubblica assistenza di Cecina – Il problema è che viviamo questa situazione da spettatori: leggiamo ipotesi disparate e diverse sui giornali e questo non ci permette di organizzare al meglio anche il bilancio dei prossimo anno. Per acquistare mezzi utili, ad esempio, dovremo sapere che genere di servizio andremo a svolgere. Se si punta sull’intensità di cura dovremmo acquistare una tipologia di mezzi adatta al trasporto assistito».

Un ruolo oneroso. Delicato, determinante in fatto di vita e di morte e anche onerso. Il ruolo che si assumono le Pubbliche assistenze è anche gravoso dal punto di vista economico: «Per tenere attivo un Pet 24 ore su 24 dobbiamo ricavare dai nostri bilanci 200mila euro l'anno – spiega Di Paco – Soldi nostri, l’Asl mette a disposizione soltanto il medico a bordo delle ambulanze. È dal 1986 che spendiamo queste cifre e di investimenti, sia per la formazione che per il personale, ne abbiamo fatti anche molti altri».

Un territorio troppo vasto. Oltre 28mila soci, 250 volontari e 22 dipendenti: i numeri della Pubblica assistenza di Rosignano raccontano un mondo fatto di passione e fatica, voglia di stare insieme e desiderio di dare una mano a chi ha bisogno. Le cifre di Cecina sono leggermente inferiori (12 dipendenti e 120 volontari) ma raccontano lo stesso modo di intendere il servizio. Un modello operativo che difficilmente potrà essere svolto con analoghi risultati su un territorio così vasto e un minor numero di Pet. «La zona che copriamo comprende una ventina di Comuni – spiegano i due presidenti – E d’estate la popolazione raddoppia per la presenza dei vacanzieri. Fare con meno punti di quelli attuali sarebbe un disastro soprattutto per i cittadini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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