Attenzione
Dussmann licenzia tutte le operaie e si trasferisce a sud
Decisione choc per le 12 dipendenti della lavanderia che dopo cinque anni ripiombano in un incubo
CECINA. Se non fosse drammatico ci sarebbe da pensare a uno scherzo, il classico pesce. Invece, dal primo aprile dodici donne saranno senza lavoro. Sono mamme, sono dodici, alcune hanno due figli e altre sono l’unica fonte di reddito per la loro famiglia.
L’avvio del prossimo mese farà rima con licenziamento per le dipendenti della lavanderia Duissmann di Poggio Gagliardo. Le lavatrici che dagli anni Novanta hanno iniziato a girare per smacchiare le lenzuola di ospedali, università e case di cura si fermeranno per sempre il 31 marzo, dopodomani.
Il grande capannone invece rimarrà in funzione come centro di smistamento e solo i quattro autisti a servizio resteranno in pianta organica ma a orario ridotto. In tutto fanno 16 dipendenti tra licenziati e ridimensionati.
La Dussmann – colosso tedesco – si trasferirà più a sud, nel Grossetano. Per la precisione a Porto Santo Stefano e Roccastrada. «Darà in subappalto tutte le attività che venivano svolte a Poggio Gagliardo – dice Franco Franceschini, segretario provinciale Filcam – ma i dipendenti cecinesi non saranno reintegrati».
La lavanderia di Poggio Gagliardo era stata fondata nel 1991 e si occupava del servizio pulizie all’interno della Casa cardinale Maffi. Prima con il nome di Etruria Nord e poi con quello di Sodexho, infine Agorà. Dal 2003, la decisione di dividersi dalla fondazione e spostarsi nel comune di Montescudaio con la denominazione di “Torre medicea” e poi Dussmann.
«Gli accordi al momento dell’esternalizzazione dalla Maffi – dice Franceschini – erano chiari: si prevedeva che la lavanderia rimanesse in zona. Ma così non sarà».
Lo stato di crisi è iniziato circa un anno con la perdita di un appalto fondamentale: la pulizia di tutto il materiale in provenienza dalla sede Maffi di Collesalvetti. «Da quel momento il lavoro è calato sensibilmente – dice il sindacalista – e la proprietà ha deciso per la cassa integrazione al 50 per cento di tutto il personale». L’ultimo atto si chiama licenziamento. «Speravamo almeno che la Dussmann aspettasse fino a giugno – dice Elena Martini, una dipendente – per quel mese è prevista una nuova gara della Maffi sul lavaggio dei capospalla; avrebbe potuto essere un’occasione per ripartire. Qui il lavoro c’era ma ce l’hanno portato via».
Tra le dipendenti c’è chi è entrata nella lavanderia nel 1991, il giorno stesso della prima centrifuga per le nuove lavatrici. «Avevo 27 anni quando ho iniziato – racconta Martini – e oggi di punto in bianco mi trovo senza un’occupazione e in questo momento di crisi». Dal primo aprile le lavoratrici godranno di quella che un tempo si chiamava disoccupazione ordinaria. «Sarà un palliativo per qualche mese – dice il sindacalista – poi non percepiranno più un euro». Già nel 2008 le operaie si trovarono senza occupazione dopo essere state licenziate dalla cooperativa Agorà di Arezzo. Furono salvate grazie all’intervento dei sindacati e dell’amministrazione che riuscirono a farle riassorbire nella nuova gestione Dussmann. Oggi, come cinque anni fa, l’amministrazione cecinese sta cercando di ricollocare le 12 donne. «Abbiamo parlato con le parti – dice il sindaco Stefano Benedetti – la volontà della multinazionale è chiara: non tornerà indietro. A questo punto l’ultima chance resta la Maffi». La fondazione aprirà, come detto, un bando per la gestione del servizio lavanderia a giugno. L’obiettivo è cercare di inserire le lavoratrici all’interno del nuovo appalto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
