Il Tirreno

Cartella da 41mila euro imprenditore nei guai

di Gianni Parrini
Cartella da 41mila euro imprenditore nei guai

La richiesta choc a un professionista tra le tante storie di ordinaria follia fiscale E una donna scopre di avere il fermo dell’auto senza aver ricevuto le notifiche

3 MINUTI DI LETTURA





CECINA. C’è un libero imprenditore di Castiglioncello, classe ’59, che dieci giorni fa si è visto recapitare un cartella esattoriale da 41mila euro! E poi c’è Claudia, una signora di Cecina che andando all’Aci per pagare il bollo ha scoperto di avere un fermo amministrativo sull’auto per delle cartelle che non le erano mai state recapitate.

Un errore nell’indirizzo. Ma intanto interessi e sanzioni hanno continuato a crescere. Infine c’è una piccola azienda, sempre di Cecina, che si è vista notificare un sollecito da 3.200 euro per una questione di imposte non versate nel lontano 1993. All’agenzia delle entrate hanno consigliato ai titolari di rivolgersi al giudice di pace. Peccato che quest’ultimo non abbia alcuna competenza in materia tributaria.

Storie di ordinaria follia fiscale. Sono quelle che quotidianamente hanno per protagonisti cittadini la cui colpa ha una natura varia e multiforme: a volte sono morosi per scelta, molto spesso per necessità, altre per dimenticanza e in alcuni casi perché nessuno li ha informati della loro pendenza con il Fisco. A rammentargliela ci pensa sempre e comunque Equitalia, l’agenzia che si occupa di riscuotere i tributi per conto di Stato, Regioni, Comuni ed enti previdenziali.

Sebbene svolgano al meglio delle proprie possibilità un lavoro ingrato, ogni tanto i messi di Equitalia commettono qualche errore. E se i cittadini non stanno attenti rischiano di pagare cifre esorbitanti e non sempre dovute. A vigilare sulla legittimità di notifiche, addebiti e pagamenti ci pensa l’associazione Sos Cartelle esattoriali di Livorno. «Ai nostri uffici bussano almeno un paio di persone al giorno – spiega la dottoressa Stella Caroni – Molte? Direi poche se si pensa che tutti, prima o dopo, si vedono recapitare una cartella esattoriale. I casi più comuni riguardano contravvenzioni non pagate o – nel caso delle aziende – il mancato versamento dei contributi Inps».

Come detto, a volte ci sono difetti di forma o errori di notifica che invalidano la cartella. È il caso della signora Claudia: «Andando all'Aci per pagare il bollo scoprì di avere il fermo amministrativo – racconta la dottoressa Caroni – Così andò a Equitalia per chiedere spiegazioni: venne fuori che a suo nome c’erano quattro cartelle esattoriali del consorzio di bonifica Alta Maremma.

L'impiegato le spiegò che il suo debito ammontava a 2.800 euro. Così si rivolse a noi: dalle nostre ricerche emerse che due cartelle erano state notificate a un indirizzo dove la signora Claudia non aveva mai abitato. Le restanti erano state notificate a vecchi indirizzi e nessun avviso bonario era stato inviato da parte del consorzio di bonifica, dato che questo ente si serve proprio di Equitalia per notificare gli avvisi. Risultato: niente da pagare, tolte le ganasce fiscali all'auto e possibilità di chiedere un risarcimento per il danno subito».

Ancora più clamoroso il caso del libero professionista di Castiglioncello e della sua maxi cartella da 41mila euro: «Una sola voce ma molto corposa – racconta la Caroni – La questione riguarda contributi non versati diversi anni fa. Il grosso della somma è determinato dalla sanzione: 18mila euro. Il signore si è rivolto a noi da poco e stiamo cercando di capire come mai non ha ricevuto alcuna notifica. Probabilmente l’errore è legato a un cambio di indirizzo del nostro cliente».

@parrini77

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini