Il Tirreno

Allarme erosione a Vada Il mare distrugge le dune

di Alessandra Bernardeschi
Allarme erosione a Vada Il mare distrugge le dune

Dalle Spiagge bianche alla Mazzanta le onde minacciano le pinete retrostanti Le mareggiate sono arrivate fino alla strada che corre lungo la linea di costa

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VADA. Il mare, a Vada, si mangia ogni anno metri di spiaggia. Chilometri di sabbia e terra, anche se trasformata dalle lavorazioni Solvay, che potrebbe essere utilizzata a scopi turistici. E c’è di più, sotto l’urto del mare si sta sgretolando, anno dopo anno, il sistema dunale, unico baluardo prima della retrostante pineta. Risultato: l’acqua salmastra del mare entra nella riserva biogenetica e, in alcuni punti arriva fin sulla strada. Accade al Galafone, tra il pennello e il pontile Solvay, ma anche più a nord, al punto azzurro di Vada, ormai completamente nell’acqua. Anche qui il mare ha demolito la duna per entrare nel retroterra costellato da piante di tamerice. A settembre è in programma l’avvio delle opere antierosione di competenza della Provincia. Ma, per ora, riguarderanno solo l’abitato di Vada. Chi si avventura in una passeggiata costeggiando le Spiagge Bianche, incrociando il pennello e poi la zona del Galafone sin quasi alla Mazzanta, può vedere con i propri occhi cosa stia realmente accadendo su quel tratto di costa dove alta è la presenza di campeggi e stabilimenti balneari e, dunque, di turisti che in estate arrivano da tutta Europa. Nella zona tra il pennello e il Galafone, nei pressi del vecchio fortino costruito nella seconda guerra mondiale ormai circondato dal mare, la massicciata di ghiaia buttata a protezione della costa sembra non trattenere più le onde che, con un lungo ma perpetuo lavoro di cesello, hanno mangiato parte delle dune retrostanti. E così l’acqua arriva all’interno della riserva biogenetica e, poi, direttamente sulla strada. I cartelli della forestale che indicano l’area protetta, un misto di macchia mediterranea e pini, vietano l’accesso a cavalli e cani; vietano l’accensione di fuochi, la raccolta di funghi e tartufi come se la zona fosse un vero parco naturalistico. Un parco naturalistico che però pian piano sta scomparendo sotto la furia del mare e costellato, purtroppo, da tanti rifiuti raccolti da un pugno di cittadini volenterosi. Più a sud, verso il campo sportivo, non va meglio. Anche qui l’acqua di mare ormai, dopo aver sbriciolato le dune, entra fin nell’abitato di Vada e nel campo di calcio. Ne sanno qualche cosa ai bagni La Barcaccina ogni anno distrutti dalle mareggiate.

La camminata continua. Dopo il villaggio dei pescatori ecco apparire il punto azzurro gestito dalla Pro Loco, costruito tra la sabbia e la terra, oggi completamente circondato dal mare e in balia delle onde a ogni mareggiata. Qui, dicono gli abitanti, il mare ha distrutto le dune e, quando diventa grosso, entra nella zona retrostante. Metri e metri di erosione mangiano l’ultimo baluardo anche nell’area della Mazzanta, la zona dei campeggi. «Non è semplice agire – dice l’assessore all’ambiente Daniele Donati – la Riserva biogenetica e le zone demaniali sono di competenza del ministero e di altri enti. Abbiamo chiesto di unificare le competenze o almeno che alcune di queste passassero in mano ai comuni. Ma non è un iter semplice». Anche l’assessore all’urbanistica Margherita Pia ci ha provato: «in particolare per il campo di calcio di Vada. Il problema è che le procedure prevedono una conferenza di servizi tra Stato e Regione e comunque avremmo l’obbligo di mantenere costante la superficie dei terreni demaniali. Terreni demaniali che, di fatto, vicini al campo di calcio, non ci sono». Ecco che allora, tra i fondi che mancano e la burocrazia che impera, ci pensa il mare a togliere una ricchezza ambientale e paesaggistica come il sistema dunale. Una risorsa anche economica visto lo sfruttamento turistico dell’area.

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