Il Tirreno

La libecciata affonda un pezzo di diga

di Alessandro De Gregorio
La libecciata affonda un pezzo di diga

Al porto il mare ha spianato l’ultimo tratto del molo in costruzione, ma la Sales assicura che è tutto sotto controllo

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CECINA. L'ultima mareggiata ha affondato un pezzo di diga. La libecciata di martedì ha spianato l'ultimo tratto in costruzione, almeno duecento metri lineari del molo destinato a difendere il nuovo porto proprio dagli assalti del mare. Intanto il mare ha detto la sua. Gli effetti sono evidenti: basta recarsi alla foce del Cecina e si nota subito che la diga arriva fino a un certo punto, oltre il quale la linea del profilo diventa quasi immaginaria, la si intuisce dalla schiuma delle onde che si infrangono sulla parte sommersa del manufatto.

Un danno? Un prevedibile ritardo nei lavori? No, secondo il Circolo nautico Spa e i costruttori della Sales che, al contrario, trasformano il veleno in medicina filosofeggiando secondo la vecchia teoria del bicchiere mezzo pieno. Il materiale non è andato disperso, dicono, anzi è stato assemblato meglio dalla mareggiata.

Insomma, la natura avrebbe dato loro una mano rendendo più compatto il manufatto e sottoponendolo a una specie di test di tenuta. Quindi: nessun lavoro buttato via, nessun materiale disperso e nessun ritardo. Tutti assicurano che per ricostruire la striscia di molo ingoiata dal mare basteranno pochi giorni ed entro la metà della prossima settimana i camion si ritroveranno a gettare pietrisco nello stesso punto in cui erano arrivati fino alla grande libecciata.

«A opera ultimata - spiega l’ingegner Marco Luongo, capocantiere della Sales - quella pista dovrà essere larga 60 metri. Ora siamo sui 15 metri. Abbiamo fatto i rilievi e posso confermare che il mare non ha portato via quasi nulla, ha livellato il pietrisco che comunque è rimasto in sagoma. Per tornare sopra il livello del mare serviranno tre-cinquemila tonnellate di materiale. Cioè il lavoro di un paio di giorni. Considerando il fine settimana, diciamo che al massimo saremo pronti per mercoledì sera».

Alcuni diportisti ieri mattina facevano notare che, da metà in poi della sua lunghezza, la posa di pietre e pietrisco avviene senza il contenimento delle parancole di metallo.

Luongo spiega che quel tratto sarà più stretto e sovrastato da una trave in cemento, ovvero da quella che sarà la banchina: «Il secondo tratto, quello più esposto alle mareggiate, avrà invece il perimetro formato da blocchi di cemento e calcestruzzo, quattro metri e mezzo per tre e mezzo e 110 tonnellate ciascuno». Blocchi che verranno realizzati sul posto.

Nessun ritardo anche secondo l’ingegner Claudio Cerri, assistente del direttore dei lavori, secondo il quale al contrario «stiamo andando anche più velocemente del previsto con quattromila tonnellate al giorno di materiale proveniente dalle cave di Campiglia. La lunghezza della diga sarà di 1.200 metri e ne mancano solo duecento».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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