Il Tirreno

Lippi sprona a rompere col patto di stabilità

«Se l’Anci decide in tal senso nessun Comune deve tirarsi indietro» Il segretario Pd scuote l’assemblea, Ghezzani attacca il governo Monti

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CECINA.

«Se l'Anci, associazione comuni nazionale, decide di rompere col patto di stabilità, nessuno deve tirarsi indietro!» Così Samuele Lippi, il segretario provinciale Pd, ha invitato gli amministratori locali a prepararsi alla rivolta. La battuta ha spiazzato il sindaco Stefano Benedetti che poco prima aveva invece socraticamente sostenuto che la legge «è da eseguire anche quando non la si condivide». All'assemblea comunale del Pd pulsioni di ribellione verso il “patto”, che mette in ginocchio i Comuni, ha percorso gli interventi dei dirigenti locali. Nella prima parte della serata un certo ottimismo sulle sorti nazionali del Pd si era alimentato quando è intervenuta la deputata locale, da poco eletta, l'onorevole Maria Grazia Rocchi. Rocchi ha narrato con qualche particolare le fasi di dibattito che nel gruppo Pd aveva portato alla scelta di Boldrini per la presidenza della Camera e di Grasso per palazzo Madama: «Forse ce la facciamo a dare un governo al Paese che almeno risolva alcune delle più gravi e annose questioni nazionali».

Poi il sindaco ha svolto la sua relazione nella quale a ogni possibile esito positivo si contrapponeva sistematicamente l'ostacolo finanziario del “patto”. Ma sul piano del fisco Benedetti è sembrato rassicurante: «Non ci dovrebbe essere la necessità di ritoccare al rialzo l'Imu e non è nemmeno da prevedere la modifica della tassa di soggiorno. Una tassa che semmai potrebbe aumentare se le categorie lo vorranno per accrescere alcuni servizi turistici». Sul tema della tassa di soggiorno Lippi è tornato più tardi per chiedere che i Comuni della zona costiera «procedano concordando una posizione unitaria che preveda una sola aliquota»”. Criticato il comportamento delle amministrazioni che, dopo un impegno a decidere di comune intesa, avevano invece proceduto in ordine sparso con aliquote diverse.

Poi il duro attacco dell'assessore Ghezzani alle misure del governo Monti, accusato di aver aggravato le già «precarie condizioni in cui versavano le finanze degli enti locali»”. Insomma si attendeva da tempo un «allentamento che almeno consentisse di far fronte agli impegni non procrastinabili» ma invece nemmeno i Comuni “virtuosi” come il cecinese, con i conti in ordine, avevano ottenuto alcunché. Da qui Benedetti ha sottolineato l'impossibilità a intervenire in misura adeguata sulle scuole, sulle palestre, sul teatro, su villa Guerrazzi, ma anche sui servizi sociali. «Fino al 2009 al Comune arrivavano trasferimenti dallo Stato intorno ai 6 milioni, ma ora non arriva più nemmeno 1 euro. Come si può investire in una condizione simile?».(c.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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