Il dolore
I renziani chiedono i consigli in streaming
CECINA. Il Laboratorio democratico interviene, dopo aver partecipato a una seduta del consiglio comunale, per sollecitare il Comune a dotarsi di strumenti atti a produrre «una diretta streaming dei...
CECINA. Il Laboratorio democratico interviene, dopo aver partecipato a una seduta del consiglio comunale, per sollecitare il Comune a dotarsi di strumenti atti a produrre «una diretta streaming dei consigli». La nota del gruppo (si tratta di quegli esponenti renziani che non hanno condiviso la scelta di Cecina Adesso, l'associazione di Valentina Costagli) parte dalla constatazione che la registrazione delle assemblee comunali avviene su cassetta a nastro, un sistema che appare non al passo con i tempi.
Ora i giovani renziani rivolgono un auspicio perché anche il Comune cecinese possa organizzarsi in questo senso «e in tempi piuttosto rapidi perché adesso gli occhi sono puntati sulla politica locale in vista delle amministrative. Sarebbe molto utile per molte persone che si stanno interfacciando col mondo della politica poter visionare comodamente il consiglio comunale da casa, di fronte al proprio pc, sul sito del Comune, in diretta streaming oppure accedendo all'archivio digitale che si creerebbe automaticamente. La realizzazione di un piccolo progetto come questo si inquadra in quel processo di trasparenza sempre più caro alla cittadinanza, a prescindere dall'appartenenza politica, ed è doveroso da parte delle pubbliche amministrazioni continuare a dare segnali di concretezza».
Ma potrebbero sorgere impedimenti di carattere giuridico? La nota lo esclude categoricamente: «Le riprese e la diffusione sul web delle riunioni del consiglio comunale sono comunemente considerate legali, purché i presenti siano stati debitamente informati dell'esistenza delle telecamere e della successiva diffusione delle immagini». Peraltro si fa anche presente che il garante, interpellato a questo proposito, ha risposto che «va comunque osservata una particolare cautela per prevenire l'indebita divulgazione di dati sensibili e si deve in ogni caso evitare di diffondere informazioni sulle condizioni di salute». Insomma osservando alcuni limiti proposti dalle leggi sulla privacy si può dare corso a un dispositivo del 2005 in cui si invitano le pubbliche amministrazioni a utilizzare le moderne tecnologie dell'informazione ai fini di «trasparenza, semplificazione e partecipazione».
Infine riguardo ai costi dell'operazione si afferma che non c'è «niente di proibitivo»”. Per cui «escludiamo che il “pianto di stabilità” possa essere adoperato a mo’ di giustificazione per non fare questa cosa».
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