La manifestazione
Tre mesi in Perù per costruire case di terra cruda
L’esperienza di Elisa Orefice, che si è laureata in ingegneria con una tesi sull’edilizia per i paesi in via di sviluppo
ROSIGNANO. Un’esperienza di crescita professionale e umana. È quella che ha vissuto la neolaureata rosignanese Elisa Orefice, inseguendo il sogno e un progetto di laurea in ingegneria che si pone come obiettivo, attraverso gruppi di studio volontari, la crescita dei paesi in via di sviluppo. Tra i suoi traguardi la costruzione di case con materiali naturali come la terra cruda, un progetto intrapreso per mezzo di un campo in Perù durato tre mesi. L’azione è stata promossa dall’associazione studentesca “Ingegneria Senza Frontiere”. Un progetto di laurea molto interessante che si sviluppa in seno a Ingegneria Senza Frontiere (Isf), un'associazione studentesca e di volontariato nata all'interno della Facoltà di Ingegneria. Attualmente esistono 15 sedi locali in tutta Italia. Gli obiettivi sono quello di ridurre il divario tra il nord ed il sud del mondo globale e locale attraverso attività di formazione e sensibilizzazione sul territorio e progetti di cooperazione internazionale in paesi in via di sviluppo. Elisa ha partecipato a un progetto durato due anni, con altri dodici volontari, lavorando in cantiere con alcuni operai locali e in collaborazione con l'associazione “Amici del Perù” e lo studio di architettura “Architettura per la Sostenibilità”. Il progetto riguardava la formazione della popolazione della zona di Livitaca, che si trova a 3800 metri sulle Ande, sui temi del vivere sano attraverso l’attivazione di un cantiere scuola per la costruzione di un piccolo edificio in Adobe (argilla cruda).
«Qui - dice Elisa - dovevamo applicare accorgimenti economici e di facile realizzazione mirati al guadagno solare passivo per migliorare le condizioni climatiche interne (cucina migliorata, riscaldamento radiante a pavimento, pannelli solari per la produzione di acqua calda, bagni con docce calde), al quale affiancare sia una serra per la coltivazione di ortaggi che un laboratorio stabile per la formazione continua in tema di alimentazione e costruzione di dispositivi solari passivi». Si tratta di costruzioni in terra cruda, se ne vedono moltissime in tutto il mondo.
Elisa spiega la bellezza di vivere tre mesi all'estero. «Si ha la possibilità - prosegue la neolaureata - di condividere il lavoro e la vita quotidiana con persone e luoghi molto distanti dalla nostra realtà. È stato infatti molto interessante e formativo vivere a Livitaca interagendo quotidianamente con una cultura e con delle abitudini diverse. Una frase rispecchia molto la mia filosofia di vita e di lavoro: "Paese significa storia e storia significa lingua, impara la tua direzione da gente che non ti somiglia" (da Il Viaggiatore, Mercanti di Liquore). Con questa citazione ho aperto la mia tesi di laurea magistrale in ingegneria edile, che illustra il progetto che ho intrapreso e lo spirito che mi hanno portato a spostare l’interesse lavorativo nell'ambito dell'edilizia sostenibile e a basso costo». Quanto al futuro di questo tipo di interventi per i paesi in via di sviluppo, Elisa spiega che «l'aspetto più importante nei progetti di cooperazione è il dialogo con la comunità locale per individuare i bisogni reali. Inoltre ci si prefigge una continuità nel tempo del progetto ed una replicabilità sul luogo attraverso un processo di formazione e trasferimento tecnologico. Ad oggi la prima parte del progetto è conclusa ed in fase di monitoraggio e attraverso attività nel locale di raccolta fondi stiamo mettendo le basi per i futuri sviluppi».
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