Il Tirreno

Due anni fa Regina si fermò a San Rossore

Il 26 gennaio 2011 una balena di 18 metri si spiaggiò a San Rossore, attirando per giorni l’attenzione dei cittadini della zona e non solo. Venne ribattezzata Regina, dal nome della spiaggia su cui...

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Il 26 gennaio 2011 una balena di 18 metri si spiaggiò a San Rossore, attirando per giorni l’attenzione dei cittadini della zona e non solo. Venne ribattezzata Regina, dal nome della spiaggia su cui era venuta a morire. In quel caso la balena era malata e malnutrita. Ma la sua morte non occorse invano. Le carcasse dei grossi cetacei, infatti, sono risorse energetiche importanti per ridare forza e vita all’ecosistema marino. Intorno ad esse numerose comunità di vertebrati e invertebrati possono trovare il nutrimento necessario a riprodursi. Il monitoraggio su quello che sarebbe avvenuto intorno alla carcassa della balena durò 18 mesi e fu affidato all’università di Firenze, grazie alle risorse del progetto transfrontaliero Gionha. Era la prima volta che uno studio di questo genere veniva condotto nelle acque del Mediterraneo, mentre esperimenti simili erano già avvenuti e con successo nell’Oceano Atlantico e nel Pacifico. A coordinare il progetto di ricerca il professor Stefano Dominici, paleontologo esperto di invertebrati del museo di storia naturale Firenze.

La balenottera, in quel caso, tornò nel suo habitat naturale, il Santuario dei cetacei, quello spicchio di mare compreso tra Francia e Italia in cui vivono delfini, balene, capodogli. Considerato area naturale marina protetta di interesse internazionale sin dal 1993 , il santuario occupa una superficie a mare di 25.573 chilometri quadrati e tocca la Liguria, la Sardegna e la Toscana. Si calcola che nel santuario vivano oltre 900 balenottere. (g.p.)

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