Sicurezza
Una frana nel cimitero danneggia le lapidi
MONTESCUDAIO. «Rapido passai e come un bel sogno fu la mia vita». L’epigrafe sulla lastra di marmo che un tempo componeva la tomba di Giuseppino Verani è proprio a metà della frana. Tra pezzi di...
MONTESCUDAIO. «Rapido passai e come un bel sogno fu la mia vita». L’epigrafe sulla lastra di marmo che un tempo componeva la tomba di Giuseppino Verani è proprio a metà della frana. Tra pezzi di motore, pentole e radici che sono scesi giù con le precipitazioni di questi giorni c’è anche la lapide di questo bambino, vissuto nello spazio di tre anni, fino al 1943.
È caduta a valle con quella pioggia di detriti che è arrivata fin quasi al muretto che recinta la casa di Piero Turini. E si è incastonata nell’argilla. Una corsa in verticale di circa 50 metri dal poggio su cui è stato costruito il cimitero di Montescudaio fino alla casa dell’uomo. In concreto, è smottato gran parte del terreno che corre sul lato destro della struttura. Tanto che fra le mura del camposanto e il dirupo (a destra) ormai non resta che un piccolo corridoio di neanche un metro. Non ci passa più di una persona alla volta, in uno slalom tra rifiuti e pezzi di marmo. Poco più sotto si vedono le radici scoperte, la terra viva e poi il vuoto. Un passo falso può costare un bel volo. L’ultimo smottamento risale alla scorsa settimana.
«Qui è sempre peggio e se nessuno interviene – dice Piero Turini – tra non molto si rischia di vedere scendere un pezzo di cimitero proprio verso casa mia. Più volte ho sollecitato il Comune, la Provincia e la Forestale. Ma non ci sono stati interventi significativi e la situazione è in costante peggioramento». Lo dice mentre si appoggia ad un mozzicone di albero molto più grande di lui, Piero Turini. Anche quello è sceso la scorsa settimana, insieme ai sassi tutt’intorno. E continua: «Non è la prima volta che piovono pezzi di terra – dice – tre anni fa ci fu un’altra frana un po’ più ad ovest a due passi dal mio cancello. Ho dovuto chiamare gli operai per far rimuovere di persona una pietra di quattro metri quadrati. A spezzarla non ci riusciva neanche la benna della ruspa. Fu in quell’occasione che per la prima volta segnalai il rischio». Ogni volta che dal cimitero scendere un pezzo di collina cade di tutto. «Ho riempito un furgone di croci funebri – continua Turini – e ho dovuto smaltirle per conto mio. Gli operai quando le tolgono dai sepolcri le gettano da una parte, poi piove e scendono insieme ad altro materiale. Ora è apparsa anche questa lapide. Mi chiedo che rispetto di sia per i defunti». Oltre a lapidi e croci si vedono anche pentole, pezzi di motore e rifiuti di altro genere. «Ormai non è rimasto che un fazzoletto di terra sul lato destro del cimitero. Se anche quello dovesse scendere si poterebbe dietro tutto il muretto del camposanto, anche perché il terreno è morbido, sembra sabbioso. Dico solo che se il Comune non ha le risorse necessarie almeno provveda ad attivare gli enti competenti per mettere al sicuro la zona».
Rino Bucci
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