Il Tirreno

Voglia di teologia, in 80 ai corsi

di Carlo Rotelli

Nel giorno di Papa Francesco, don Fabbri parla della cattolicità e delle vocazioni dei sacerdoti

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CECINA. “Habemus Papam”. Quando nel tardo pomeriggio di ieri Jorge Mario Bergoglio si è affacciato per salutare la folla di San Pietro e presentarsi al mondo con il nome di Papa Francesco I la comunità cattolica di Cecina era con gli occhi fissi sul Vaticano. L’attesa per la fumata bianca era tanta, anche perché questa volta il passaggio da un pontefice ad un altro assume una dimensione così inedita da scomodare l'attributo di "epocale". E l'evento è stato seguito dal popolo cristiano con un misto di emozione, sconcerto e in qualche caso anche smarrimento. Che succede se il papa perde la sua veste "sacrale"per indossarne una più "funzionale"? Ne parliamo con don Marco Fabbri, arciprete del duomo cecinese, vicario del vescovo di Volterra. Un collaboratore dunque della vita della diocesi e con l'alta funzione di Rettore del seminario, il luogo dove si preparano i nuovi parroci. «È vero, in qualche caso – dice don Marco - le dimissioni di papa Ratzinger hanno prodotto anche nelle comunità locali un sentimento di rammarico quasi che fosse caduta la funzione sacrale del pontefice. Tuttavia, in qualche modo, quel gesto ha finito per far comprendere meglio l'importanza del papa proprio nel momento in cui è venuto meno per sua scelta».

Ma la ragione profonda di una tale scelta? «Penso che sul piano personale abbia influito molto la prossimità di Ratzinger con gli ultimi anni di papa Giovanni Paolo II. Aver assistito a quel calvario e al venir meno delle forze necessarie alla conduzione, alla guida della Chiesa, può aver determinato l'opzione di papa Benedetto. Ora è certo che si è trattato di un segnale forte che peraltro impone di prendere contezza migliore dei difficili momenti che la Chiesa insieme alla società universale sta attraversando». Eppure la crisi della cattolicità ha anche sue specificità: forse nei casi di pedofilia, sui quali si potrebbe ravvisare un qualche ritardo della Chiesa sul versante della sessualità. Su questo tema Fabbri fornisce una sua interpretazione: «Temo che il problema grave della pedofilia in alcuni sacerdoti debba essere ricondotto alla più generale crisi di identità. Peraltro nella formazione del clero oggi si deve tener di conto che le vocazioni si determinano sempre più in età adulta. Nella realtà della nostra diocesi giungono alla vocazione uomini di 20-25-30 anni».

Come è misurabile nelle nostre località la crisi delle vocazioni? «Abbiamo 3 presenze nel nostro seminario in un contesto pisano di 20 unità». Don Mario non nasconde la dimensione del problema, ma mentre assume come positivo il rinvio ad età più adulta la scelta del sacerdozio si propone anche una preparazione formativa di tipo "collegiale". «Si tratta di un percorso di studi di tipo universitario» afferma. Insomma sembra più la frequentazione di un corso di studi al termine del quale si consegue un diploma, una laurea, che attesta specifiche abilità professionali. «No, è un percorso di fede - precisa - non c'è dubbio. Però la preparazione culturale, la conoscenza di elementi fondanti cristiano-cattolici, ritengo che sia indispensabile». E questo per don Marco conta anche nella dimensione di base, a livello dei credenti. Da qui la sua iniziativa più originale: i corsi di teologia, la cosiddetta Scuola del Duomo. «Vi partecipano non meno do 80 iscritti e 65 frequentanti con una forte presenza di giovani tra i 20 e i 30 anni. La percentuale è di un giovane ogni tre iscritti. Così cerchiamo di superare la fragilità di una formazione culturale talvolta distante ed approssimativa». Sono in attività quest'anno corsi sulla liturgia, sulla trinitaria, sulla morale della vita fisica, sulla mariologia. Lezioni che si svolgono settimanalmente presso l'istituto Sacro Cuore. È previsto poi un corso opzionale di filosofia.

E che dire del "vangelo nella case"? Su questa esperienza Fabbri non pone una particolare enfasi nel senso che afferma che si tratta di «un'attività collaudata che tra l'altro fa fronte al grande problema della solitudine». Così i credenti si ritrovano nella case private e leggono passi del vangelo commentandoli e fornendo apporti personali. «Occorreva averlo fatto anche prima», chiosa così l'arciprete.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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