Trasporti
Celentano: Sofia discriminata
Il ministro promette soluzioni, ma per la mamma sono solo buoni propositi
CASTIGLIONCELLO. Sofia potrebbe riuscire ad ottenere l’infusione indispensabile per continuare a sopravvivere. Il ministro della Salute Renato Balduzzi, rispondendo nella tarda serata di ieri a una provocazione che lo showman Adriano Celentano aveva lanciato nel pomeriggio a proposito del caso della bambina, ha dichiarato che «la soluzione che in data odierna abbiamo suggerito potrà consentire alla piccola Sofia di proseguire con il trattamento già iniziato con la prima infusione a condizione che i suoi genitori diano il consenso informato». Dichiarazione che sembra aprire ampi spiragli affinché la piccola, che con la famiglia risiede a Castiglioncello (anche se per seguire le cure gravita su Firenze), possa essere somministrata la seconda infusione di staminali, che le permetterebbe almeno di alleviare gli effetti devastanti del male.
La bimba ha tre anni e mezzo ed è affetta da leucodistrofia metacromatica, malattia neurodegenerativa. Nel dicembre scorso aveva avviato una cura particolare della Stamina Foundation agli Spedali Riuniti di Brescia (protocollo Vannoni). Cura che ministero e Aifa (agenzia italiana del farmaco) hanno interrotto bloccando la convenzione tra l’ospedale bresciano e la Stamina foundation.
È partito un tam tam mediatico, con migliaia di richieste al ministro perché concedesse la cura alla bambina. Celentano è intervenuto alcuni giorni fa con una lettera al Corriere della Sera, e ieri dichiarando che proibire la terapia era una «brutale discriminazione che il ministro usa nei confronti della bimba».
In tarda serata la dichiarazione di Balduzzi, che non convincono la famiglia di Sofia. La madre Caterina spiega infatti che «a livello giuridico queste dichiarazioni non sono determinanti. Anche perché noi abbiamo già dato il consenso informato. Il nostro avvocato domattina (stamani, ndr) chiamerà l’ospedale di Brescia che può fare due scelte: o seguire le indicazioni del ministro e, facendo un’eccezione, concedere la prossima infusione o negare questo consenso, perché non intenzionato a contrariare il tribunale». La famiglia sa infatti che, «bisogna continuare il percorso legale al Tar per ottenere il via libera definitivo».
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