Sicurezza
«Nencini ha svenduto il Psi, ora diamo voce alla gente»
CECINA. Le dimissioni di Alessandro Bechini dalla carica di segretario del Psi della Bassa Val di Cecina hanno provocato un piccolo terremoto politico. Gianpaolo Secenti, membro della segreteria del...
CECINA.
Le dimissioni di Alessandro Bechini dalla carica di segretario del Psi della Bassa Val di Cecina hanno provocato un piccolo terremoto politico. Gianpaolo Secenti, membro della segreteria del partito, giudica condivisibili le dimissioni per quanto riguarda le motivazioni personali e l’analisi politica. E infatti pure Secenti infila il segretario nazionale, Riccardo Nencini, nel mirino: ha scelto una scorciatoia, spiega, solo per assicurarsi una comoda elezione parlamentare e per questo ha rinunciato a ricostruire un «Partito socialista autenticamente liberale e riformista». Secenti argomenta che in Italia «la mancanza di una sinistra moderna e liberale, di stampo europeo, si sconta anche in questi giorni post elezioni, come dimostrano le velleità del mancato "smacchiatore di giaguari" di voler formare ad ogni costo un governo di minoranza,andando a pietire l'appoggio sdegnato di Beppe Grillo». Tutto «mentre i drammatici problemi del Paese, soprattutto delle famiglie e delle imprese, imporrebbero una assunzione di responsabilità comune di tutte le forze parlamentari».. Insomma da Secenti arriva più un sì al governissimo Pd-Pdl caldeggiato dal centrodestra che un sostegno alla posizione di Bersani, aperta nei confronti del Movimento 5 Stelle. «Ma le dimissioni di Bechini - aggiunge Secenti - aprono anche per il Psi problemi di prospettiva politica locale, ed in particolare in proiezione delle prossime amministrative».
E dunque, conclude l’esponente politico, per il Psi cecinese si aprono tre strade. La prima: «Scimmiottare Nencini e ricavare un accordo con il Pd per avere uno o due posti sicuri in lista, facendo così eleggere dei propri consiglieri, in modo parassitario, all'interno della lista del Pd stesso». La seconda: «Quella, assai più coraggiosa ed impegnativa, di prendersi da subito la propria autonomia e di tornare a fare politica attiva immergendosi tra i problemi della gente». La terza: «Unirsi a chi vuole dare voce e cittadinanza diretta ai problemi della gente, soprattutto dei giovani, stanca di questa vecchia politica di palazzo, persa nei propri riti di potere e lontana dai problemi reali del vivere quotidiano». Nel caso in cui le strade siano le ultime due, ci sono nuove possibilità di un percorso comune.
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