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Era un camorrista, si rifà una vita ma finisce in carcere
Diventata definitiva una condanna a 5 anni e 4 mesi per traffico di stupefacenti e associazione mafiosa
CECINA. A volte il passato ritorna, ti insegue anche se pensi di aver cambiato vita. Il passato è tornato a bussare alla porta di un trentenne di Aversa che vive dalle nostre parti: Roberto Esposito. Martedì una sentenza di condanna passata in giudicato è stata eseguita a Piombino dalla polizia di Cecina e da allora Esposito è recluso alle Sughere. Deve scontare una pena di cinque anni e quattro mesi per traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo mafioso.
Erano in pochi a sapere che quel muratore sorridente e gentile trasferitosi dapprima a Campiglia, poi a Donoratico e a Piombino, era considerato esponente di uno dei clan camorristici più attivi del Casertano, il clan dei casalesi capeggiato da Francesco Bidognetti detto "Cicciotto 'e mezzanotte", detenuto e condannato all'ergastolo. Un clan dedito soprattutto all'estorsione e allo spaccio di droga nell'Agro aversano e in particolare nei comuni di Casal di Principe, Villa Literno e Parete.
Chi ha conosciuto Esposito nella sua seconda vita è sconvolto. Tutti lo descrivono come un gran lavoratore, una persona mite e perbene. Anche chi sapeva del suo passato lo rimprovera solo di aver sottovalutato la situazione e aver trascurato il cammino della giustizia.
Roberto Esposito alle spalle ha alcuni arresti. La sensazione che si trae dalle stesse carte giudiziarie e che viene confermata pure da alcuni ambienti investigativi è che sia stato trascinato in questa storia dai fratelli, inchiodato dal vincolo associativo per un episodio avvenuto quando lui era poco più che ventenne. C’è chi parla di pochi grammi di hashish. Ma anche chi, sempre in ambienti investigativi, ricorda le intercettazioni telefoniche e sottolinea che questa sentenza potrebbe essere solo la prima.
Esposito fu arrestato una prima volta nell'agosto del 2005 insieme ad altre sedici persone nell'ambito dell'operazione Total impact della polizia, che sgominò il clan camorristico facente capo a Paolo Di Grazia (diventato poi collaboratore di giustizia). Seguì un nuovo arresto all'alba del primo luglio 2008 nel quadro di un’operazione dei carabinieri coordinati dalla Dia di Napoli contro i clan Bidognetti e Tavoletta-Cantiello, che condusse in carcere 32 persone. Nel febbraio 2009, la polizia fece una nuova retata antidroga, l'operazione Total impact 2, ancora contro due organizzazioni riconducibili al clan Bidognetti. In questo caso gli arresti furono 13 compreso quello di Roberto Esposito, che si trovava però già in obbligo di dimora nella provincia livornese.
Nella sua seconda vita Esposito ha trovato un lavoro stabile, ha acceso un mutuo per l'acquisto della casa dove viveva con la sua compagna. Si è circondato di amici, si è fatto stimare.
Ma non ha fatto i conti con il passato. I giudici hanno ritenuto che sì, il suo coinvolgimento nell'attività del clan fosse marginale rispetto agli altri, ma niente affatto irrilevante, visto che in primo grado è stato condannato a 15 anni. Esposito si era visto ridurre la pena a un terzo in appello ma non è bastato a evitare la galera. Chiuso il cerchio in Cassazione, la Corte d'appello di Napoli ha emesso il decreto di arresto demandando alla polizia cecinese il compito di rintracciarlo e condurlo al più vicino carcere. Così è stato fatto.
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