Il Tirreno

Era un camorrista, si rifà una vita ma finisce in carcere

Era un camorrista, si rifà una vita ma finisce in carcere

Diventata definitiva una condanna a 5 anni e 4 mesi per traffico di stupefacenti e associazione mafiosa

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CECINA. A volte il passato ritorna, ti insegue anche se pensi di aver cambiato vita. Il passato è tornato a bussare alla porta di un trentenne di Aversa che vive dalle nostre parti: Roberto Esposito. Martedì una sentenza di condanna passata in giudicato è stata eseguita a Piombino dalla polizia di Cecina e da allora Esposito è recluso alle Sughere. Deve scontare una pena di cinque anni e quattro mesi per traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo mafioso. Erano in pochi a sapere che quel muratore sorridente e gentile trasferitosi dapprima a Campiglia, poi a Donoratico e a Piombino, era considerato esponente di uno dei clan camorristici più attivi del Casertano, il clan dei casalesi capeggiato da Francesco Bidognetti detto "Cicciotto 'e mezzanotte", detenuto e condannato all'ergastolo. Un clan dedito soprattutto all'estorsione e allo spaccio di droga nell'Agro aversano e in particolare nei comuni di Casal di Principe, Villa Literno e Parete.

Chi ha conosciuto Esposito nella sua seconda vita è sconvolto. Tutti lo descrivono come un gran lavoratore, una persona mite e perbene. Anche chi sapeva del suo passato lo rimprovera solo di aver sottovalutato la situazione e aver trascurato il cammino della giustizia.

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