Sicurezza
Commercio, è crisi nera Sedici i fondi inutilizzati
Nelle ultime settimane è aumentato il numero degli immobili commerciali sfitti Prevale un clima di paura, resistono (a stento) le attività a gestione familiare
ROSIGNANO. Sedici attività commerciali in cerca di autore, o meglio alla ricerca di qualcuno disposto a riaprirli. Sedici fondi commerciali vuoti con esposto il cartello di "affittasi" o "vendesi". Sedici è quindi il numero degli esercizi al momento sfitti che abbiamo contato nel tragitto che va dalla stazione di Rosignano fino alla piazzetta di Castiglioncello passando da Caletta e Portovecchio. Sono il simbolo di una crisi italiana che non ha risparmiato nessuno, tanto meno il nostro Comune.
Alcuni di questi fondi sono stati chiusi da pochi mesi, addirittura da settimane mentre altri hanno sigillato le serrande ormai da tempo senza al momento intravedere una luce di salvezza. Anche senza un numero effettivo saltano agli occhi di tutti le tante saracinesche abbassate, problema non solo di Rosignano ma di tutta la penisola così come ci confermano dalla Confesercenti e dalla Confcommercio. «È un momento difficile per tutta l'Italia, le aziende – ci dicono – non ce la fanno più senza il sostegno economico da parte delle banche». Una situazione drammatica quella delle attività commerciali che senza l'aiuto sia del governo che dell'Unione Europea da sole non possono contrastare la crisi.
«A livello locale – ci dice Domenico Chiste, responsabile Confcommercio – ci stiamo impegnando molto insieme all'amministrazione, soprattutto per quanto riguarda i centri commerciali naturali. Purtroppo però si è creato un clima di paura, in cui le persone sono spaventate e tagliano molti acquisti. In questo modo si crea un circolo vizioso che non aiuta sicuramente i commercianti locali. Da parte nostra cerchiamo di portare avanti vari progetti sia per stimolare il turismo che per valorizzare il porto di Rosignano. Vogliamo fare in modo che diventi il fulcro del commercio locale a rappresentanza del nostro Comune».
Fattori imprescindibili per rimettere in moto la macchina del commercio, la buona volontà da parte di tutti così come la voglia di far gruppo. Non sono la soluzione, si sa, ma un buon punto di partenza che hanno all'attivo già due esempi positivi: la nascita da poco del Ccn di Castiglioncello, forte di più di 90 operatori associati e il Consorzio agli acquisti "Kontiki", nato 7 anni fa con soli 12 soci fondatori al contrario degli 80 attivi oggi. «Ha durato molta fatica nei primi anni – spiega Paolo Biasci della Confesercenti – complice la crisi e il troppo tempo passato a spiegare utilità e vantaggi ai cittadini, ma oggi ha ottenuto risultati importanti grazie ai tanti operatori uniti per cogliere risparmi sia sulle merci che sui servizi».
Resta il fatto che sono troppi i fondi inutilizzati. «Quello più colpito – prosegue Chiste – è il commercio tradizionale così come le molte agenzie immobiliari sull'Aurelia, alcune delle quali hanno chiuso o si sono trasferite in fondi più piccoli. Resistono, seppur con molte difficoltà, le attività a conduzione familiare così come quelle storiche, forti delle loro professionalità e capacità imprenditoriali, valori aggiunti che spesso nel commercio vengono sottovalutati. Gli affitti dei fondi stanno leggermente calando anche se i proprietari più di tanto non possono diminuire a causa della tassazione troppo elevata».
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