Il Tirreno

Senza cardiologo di notte si può chiudere

di Andrea Rocchi
Senza cardiologo di notte si può chiudere

Tagli ai ricoveri, turni massacranti al 118, flop riabilitazione: le denunce della gente raccolte dai consiglieri

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CECINA. Partiamo dalla fine. La proposta: un documento di 4-5 punti - chiamiamole priorità, o come spiega Paolo Barabino (Pdl) la “linea del Piave”- che i consiglieri della quarta commissione regionale consegneranno sulla scrivania del governatore Rossi. «Il comitato Pro Ospedale - dicono don Reno Pisaneschi e Alessandro Tinti - li sottoporrà ai sindaci, poi a Firenze. E se non saranno accolti faremo battaglia». Se ci pensiamo bene - e ieri all’auditorium di via Verdi Giuseppe Costantino, presidente del consiglio comunale lo ha fatto notare - mozioni e documenti per Rossi e Marroni erano già stati fatti. Evidentemente non è servito a nulla. E allora si riparte, con Remaschi (Pd), Mugnai (Pdl) e Chincarini (Cd) che traghetteranno le proposte nel capoluogo.

Cardiologia a rischio. Andrea Bugliesi: «L’Utic era un orgoglio, la Calamai ha distrutto la cardiologia con 6 posti di sub intensiva in medicina. Avevamo chiesto di riportarli giù in cardiologia. Hanno dett di no. In compenso si sono spesi 380mila euro per i palmari, per montorare i letti. Che non sono ancora attivi. Uno spreco, la nostra soluzione era a costo zero. Ora sappiamo che verrà tolto il cardiologo la notte, basterà un anestesista. E’ la fine della cardiologia». Preoccupato anche Elio Venturini, cardiologo in ospedale ma ieri nella veste di assessore a Casale: «E’ frustrante quando non si riesce a curare il paziente. Questa intensità di cura è valutata esclusivamente con i parametri di Drg. Abbiamo problemi con gli strumenti. Se si rompono aspettiamo uno o due mesi. E poi dove sono i dati che dicono che lo specialista non deve esserci di notte?»

118, turni di 24 ore. Luciana Di Milo parla dei posti letto: «Per 82.000 abitanti dovrebbero essere 261, ne abbiamo 135. Ne abbiamo persi 26». E Lucia Geri: «Faccio la volontaria Avo in ospedale, mancano le fette biscottate per la colazione, mancano le bende agli infermieri, ma per i dirigenti Asl la spending review non esiste». Giuliana Schiavina parla delle liste d’attesa lunghissime. E ancora Bugliesi lancia l’allarme medici del 118: «Sono pochi. Lavorano con turni massacranti, anche di 24-36 ore».

L’effetto “scarciofamento”. Mutuando l’espressione da don Reno, il sindaco di Cecina Stefano Benedetti mette in guardia dal rischio scarciofamento per l’ospedale. «I posti letto? Cecina ha già dato». «C’è il problema delle liste d’attesa, migliorata la qualità della diagnostica ma liste ancora lunghissime». Parlano i politici. Lucia Castellacci (Pdl): «Facciamo partire le Atf, aggregazioni funzionali di medici di famiglia per dar risposta al territorio». Alessandra Meini, segretaria Pd Cecina: «E’ grave l’assenza di strumenti di programmazione». E chiede: «Vorremo sapere se il direttore generale Monica Calamai è ancora l’interlocutore» (risponderà poi Remaschi , resta all’Asl 6). Giovanni Donzelli, consigliere regionale Fratelli D’Italia: «Facciamo una mozione, firmiamola tutti: non sprechiamo soldi per l’ospedale di Livorno, per i palmari. L’assessore regionale o le fa queste cose o va a casa». Paolo Barabino, capogruppo Pdl a Cecina: «I sindaci in Regione ci sono già stati, mi auguro che abbiamo parlato con quei toni che hanno usato oggi». Nel ribadire le responsabilità dei vertici regionali, Barabino propone un «documento in cui si fissa una linea del Piave per il nostro ospedale (servizi al di sotto dei quali non si scende).

La commissione. Stefano Mugnai (Pdl): «Sbagliato lasciare campo libero ai direttori generali, la sanità è diventata fabbrica di consenso». «Per l'ospedale di Cecina è necessaria una riorganizzazione oculata capace di garantire alla popolazione i servizi territoriali essenziali con una programmazione condivisa», dice Maria Luisa Chincarini (Centro Democratica). Il presidente Remaschi conclude: «Dal 2007 manca una riorganizzazione sanitaria ed oggi se ne paga il prezzo». Poi prova a rassicurare: «Nessuna riorganizzazione sarà calata dall’alto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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