Sicurezza
Fornace Donati: «Costretti a licenziare»
L’azienda che produce laterizi annuncia la procedura di mobilità, ipotizzando di dover mandare a casa 12 persone
ROSIGNANO. Dodici dipendenti licenziati e gli altri in cassa integrazione a zero ore. Questo il futuro che si prospetta alla Donati laterizi, la fornace di Gabbro che produce mattoni, se a breve l’azienda non avrà a disposizione argilla di qualità per proseguire la produzione.
A paventare lo spettro del licenziamento è la stessa impresa, che conta un totale di 75 dipendenti nelle due sedi di Gabbro e Campo (nel Pisano). Dipendenti che in verità sono già in cassa integrazione ordinaria. «La cassa - dice Massimo Tinucci, responsabile amministrativo della Donati - durerà fino al 17 marzo, per il futuro non vediamo altre soluzioni che far partire la cassa straordinaria e avviare le procedure per la mobilità». L’azienda sta preparando in questi giorni i documenti per partire con i licenziamenti e ha già provveduto a calcolare quanti potrebbero essere i lavoratori costretti ad andare a casa. «Possiamo calcolare - dice Tinucci - l’esubero di un turno di lavoro, vale a dire circa dodici persone».
Numerosi i motivi per cui la fornace locale si dice costretta a mandare a casa alcuni lavoratori.
La crisi del mercato. Le richieste di mattoni per l’edilizia sono crollate. «Tanto che altre ditte - dice ancora Tinucci - di laterizi che producevano mattoni “comuni” hanno già chiuso». Ecco perché da anni la Donati ha pensato di ammodernare la produzione, «facendo un investimento di 4 milioni e mezzo di euro per un impianto in grado di produrre mattoni di qualità, con caratteristiche in linea con le moderne normative e con le richieste del mercato». Il fatto è che per produrre questi laterizi la Donati ha bisogno di argilla miocenica (di elevata qualità), mentre finora ha estratto l’argilla piocenica dalla cava di Staggiano. «Che oltretutto - dice Tinucci - è esaurita».
Il problema della nuova cava. Per garantirsi materiale di qualità, la Donati ha chiesto alla Provincia di inserire nel piano cave provinciale l’iter per aprire una nuova area di escavazione al Gozzone, tra Gabbro e Castelnuovo. Il percorso autorizzativo è ancora in alto mare. Anche perché una quindicina di giorni fa l’Arpat, durante una conferenza dei servizi sulle emissioni di fumi dagli impianti della Donati, ha fatto notare un eccesso di produzione di Cot (carbone organico totale). «Vogliamo essere sicuri - dice il presidente della Provincia Giorgio Kutufà - che le emissioni siano in regola, una volta avuta questa certezza proseguirà il percorso riguardante la nuova cava».
L’azienda assicura che «le verifiche per le emissioni stanno per concludersi, dopodiché può entrare in funzione il nuovo impianto per cui tra l’altro abbiamo investito 4 milioni e mezzo di euro».
Il Comune preme sulla Soprintendenza. Intanto l’amministrazione comunale ha avviato un percorso indipendente per chiedere che la Donati possa continuare a usare la cava di Staggiano, per avere almeno il materiale utile a produrre i “vecchi” laterizi. «Abbiamo un incontro giovedì in Regione - spiega il sindaco Alessandro Franchi - con le Soprintendenze di Pisa e Firenze, la Provincia e il Comune di Collesalvetti, per capire se intanto sia possibile eliminare il vincolo paesaggistico sulla cava di Staggiano (a metà fra i territorio di Rosignano e Collesalvetti, ndr)».
Anna Cecchini
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