Il Tirreno

«Conta lo scatto io sono figlia dell’era digitale»

La storia di Saveria Pardini, fotografa di Castiglioncello «Ogni volta mi commuovo dietro l’obiettivo»

4 MINUTI DI LETTURA





L’intervista che pubblichiamo oggi è stata raccolta da Cristiano Cappellini ed Emma Nanetti il 20 dicembre 2012.

Dove hai passato la tua infanzia?

«Sono nata a Livorno nel 1973 ma ho abitato a Rosignano fino a che non mi sono sposata, a 27 anni. Quando ero piccolina andavo all'asilo in via Veneto, che ora si chiama Modì, mi divertivo tantissimo. Soprattutto nel momento di mangiare, perché non mi piaceva per niente ma siccome ti facevano mangiare per forza quando c'erano dei piatti improponibili tipo seppia e piselli, me li mettevo in tasca e poi li andavo a svuotare nel gabinetto. Poi tornavo a casa e la mia mamma mi diceva "C'hai delle tasche che non si possono vedere, cos'hai fatto?" - "No, no, mi sono macchiata con i pennarelli"».

Com'eri allora?

«Quando ero più piccina di carattere stavo sulle mie, sempre un po' silenziosa. Ma non mi sono fatta mancare niente, ho fatto gli scout e ci si divertiva tantissimo perché era proprio libertà allo stato puro, anche dai genitori, andavi nei boschi e mettevi queste tende… Ho lavorato anche in una radio che si chiamava Radio Centro Rosignano, una delle prime radio libere e si facevano le dirette, le persone telefonavano e facevano le dediche, "da Johnny a Gianna con tanto affetto"... Poi ho fatto teatro, mi sono laureata su Eduardo».

Preferivi sul palco o dietro le quinte?

«Dietro, a me è sempre piaciuto il fatto dell'organizzazione, di mettere in piedi qualcosa come uno spettacolo, e stare dietro ai preparativi. Avevo iniziato a seguire Armunia, a spiare quelli che montavano le luci, a stare dietro le quinte. Poi quando ho conosciuto Filippo, che ha il negozio di foto ottica in piazzetta a Castiglioncello, mi sono fermata, conosciuti e sposati in 5 mesi».

Prima avevi fatto anche l'animatrice turistica?

«Sì, per poco, la parte che odiavo di più erano le sigle di questi villaggi, dovevi ballarle e insegnarle ai clienti che ti guardavano malissimo perché non avevano voglia di farlo, erano anche anziani, e gli altri animatori cercavano di animarli, ma io dicevo: "Non si può pretendere da questa gente che faccia la sigla del villaggio. Facciamogli fare la tombolata la sera o Paroliamo, ma di più non si può!"».

È com'è che sei diventata fotografa?

«Mio marito mi ha spinto a fare un corso professionale che mi insegnasse la fotografia e io ho trovato la mia strada. Ci sono persone fissate sulla tecnica oppure sullo sviluppo, la camera oscura, io invece non ho mai subito il fascino di questa "magia della fotografia", per me la fotografia è lo scatto, e vederla subito perché comunque son nata nell'era digitale, il corso l'ho fatto all'inizio degli anni 2000 quando nasceva il digitale. Lo scatto è proprio un momento che mi piace, dare tanta libertà a chi sta davanti, cogliere proprio il carattere delle persone».

Tu fotografi soprattutto persone?

«Matrimoni, battesimi, comunioni, cresime, recite… Gli altri fotografi mi prendono in giro, perché tutti hanno avuto la fase "paesaggi", io no e penso che non l'avrò mai. A me piacciono le persone, mi piace parlarci, scherzarci, metterle a loro agio e poi scattare mentre loro sono tranquille. Anche ai matrimoni io dico sempre: "Scordatevi di me, fate finta che io non ci sia, io son solo testimone di quello che succede, non son la regista io, non è un film, siete voi che vi sposate!"».

Ti piace questo lavoro?

«Il mio problema è che sono troppo emotiva, mi ci agito troppo nelle cose. All'ultima recita nell'asilo ho visto questa bimba è andata lì a chiedere a Babbo Natale se sapeva tutti gli indirizzi e nell'obiettivo ho visto sulla destra Babbo Natale che ci parlava e dall'altra parte la bimba sola, nel mezzo all'atrio, che gli chiedeva questa cosa e mi sono detta "Ma ti rendi conto che coraggio ha questa bimba di andare da Babbo Natale a chiedergli una cosa!" Così tante volte devo tenere la macchina fotografica davanti agli occhi perché sennò la gente mi vede che mi commuovo!».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa