Viale di Bolgheri, tutto pronto per il restauro
A fine mese si parte con il taglio di 10 cipressi morti e la medicazione di altri settecento alberi malati
BOLGHERI. Inizieranno per la fine del mese di marzo i lavori di “restauro” per il viale di Bolgheri. Una full immersion verde che si concluderà prima dell’estate e che conterà, in pratica, il taglio di 10 cipressi morti (delle 2.400 piante totali) e la medicazione di altri 700 alberi.
Oltre alla tradizionale manutenzione che prevede il taglio di alcune specie arboree, escluso l’albero di Giuda e il mirto, sorte alle basi dei cipressi e dannose per la circolazione in sicurezza, per la salute del cipresso e per la prevenzione antincendio.
Un intervento promosso dalla Provincia di Livorno in accordo con la Regione Toscana, la Soprintendenza, Il Cnr di Firenze e il padrone di casa, il marchese Niccolò Incisa della Rocchetta.
«E’ un dovere di tutti – dice Paolo Pacini, assessore provinciale - impegnarsi per salvaguardare il viale dei Cipressi, simbolo del patrimonio naturalistico del territorio. Questi cipressi tra poco compieranno 200 anni e ci muoveremo affinché diventino un patrimonio Unesco. Già da anni sono attivi progetti di tutela e di ricerca scientifica per lo sviluppo di cloni atti a sostituire i cipressi malati grazie alla disponibilità del marchese che ha messo a disposizione un campo di San Guido per questa attività sperimentale. L’obiettivo è che un giorno il viale sia completato da cipressi autoctoni».
Ma la strada è lunga e tortuosa come ci spiega il tecnico provinciale Massimo Tognotti, responsabile salvaguardia della natura: «Oggi rispetto al passato – dice Tognotti – i cipressi stanno bene. Sono stati compiuti passi da gigante ma gli alberi hanno bisogno di assistenza continua. La malattia che li affligge è dinamica e se non c’è la giusta attenzione si rischia di perdere i risultati ottenuti. Tre anni fa, al primo intervento profondo, c’era preoccupazione per l’intervento sulle piante naturali cresciute attorno, timore di scatenare una reazione sul paesaggio, su un habitat ormai consolidato. Invece alla fine è andato tutto bene e oggi si interviene in maniera meno massiccia togliendo gli olivi selvatici, i lecci e altro per ridurre l’invasione sulla carreggiata. I cipressi sono come degenti: si toglie la parte colpita dal cancro patogeno che viene poi bruciata. Si medica la ferita, dovuta al taglio, disinfettandola con prodotti specifici. Ogni cipresso ha una cartella clinica».
«Per quanto riguarda i cloni – conclude Tognotti - i risultati non sono stati del tutto soddisfacenti. Di quelli impiegati, alcuni hanno subìto lo stress del passaggio, altri sono troppo differenti e si notano. La fase del reinserimento va quindi approfondita alla ricerca di cloni meno suscettibili in grado un giorno di soppiantare il vecchio e creare una specie completamente autoctona».
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