Attenzione
Don Marco: «Il cristiano deve essere presente senza urlare»
CECINA. Come viene vissuto il Natale dalla Chiesa cattolica nell’anno dell’ipotizzata fine del mondo? Abbiamo intervistato Don Marco Fabbri, classe 1963, pisano, sacerdote dal 1989; è stato vice...
CECINA. Come viene vissuto il Natale dalla Chiesa cattolica nell’anno dell’ipotizzata fine del mondo? Abbiamo intervistato Don Marco Fabbri, classe 1963, pisano, sacerdote dal 1989; è stato vice parroco a Cecina per 4 anni e poi parroco a Volterra dal 1993 al 2010. Dal 1996 è rettore del Seminario e dal 2003 è vicario generale della diocesi di Volterra e docente di teologia dogmatica presso lo studio teologico interdiocesano di Camaiore. Dal 2010 è parroco del duomo di Cecina e dal 2011 anche di Marina.
Qual è la situazione del nostro territorio vista dal vostro punto di osservazione?
«Cecina è una cittadina vivace sotto molti aspetti. Nella diocesi di Volterra, composta prevalentemente da piccoli paesi, è una realtà un po' unica. Di questa vivacità occorre essere consapevoli perché un'analisi della situazione non si trasformi in una lagna: c'è tanto bene in mezzo a noi, anche se non fa notizia. Come parroco sono testimone della generosità della gente. Il flusso di generi alimentari tramite le parrocchie verso chi ha bisogno è ininterrotto. La crisi si sente, la gente scivola velocemente nella povertà. Le istituzioni devono collaborare per il meglio, magari occupandosi di problemi reali invece che di questioni puramente teoriche e ideologiche. La gente è attenta alla concretezza e non fa sconti né alla Chiesa né a chi amministra».
Che cosa si sarebbe potuto fare in questo anno e che invece non è stato fatto?
«Come Chiesa dobbiamo essere più attenti a due aspetti. I giovani, cioè le persone dai 15 ai 30 anni, assenti sia dagli ambienti ecclesiali che dalle altre forme aggregative. Chiesa e società civile devono preoccuparsi se non riescono a interloquire con l'uomo proprio nell'età in cui si collocano le scelte che decidono il futuro. E questo deve farci interrogare, più che puntare il dito sui giovani. L'altra attenzione è la presenza dei cristiani nella vita sociale, culturale e politica. Una presenza che non deve essere urlata e scomposta. Mi piace qui citare l'esempio di don Reno: a quasi 90 anni si "infiamma" ancora per la città che ama. Senza offendere nessuno e senza perdere di vista lo stile del credente».
I propositi e i progetti per l’anno nuovo e l’augurio per queste prossime festività?
«Il 2013 ci vedrà impegnati, in collaborazione con l'amministrazione comunale, nella realizzazione di una struttura sportiva presso la nuova chiesa della Santa Famiglia, in via Ambrogi. Non è con un campetto di calcio che si risolve un problema, ma anche la capacità di accoglienza ha la sua importanza. Il proposito più importante per una parrocchia è continuare a servire l'uomo: dandogli, per quanto può, aiuto concreto, ma anche e soprattutto speranza per andare avanti».
Gabriele Bibbiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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