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Confermato il taglio del tribunale, ora resta solo la Consulta

Confermato il taglio del tribunale, ora resta solo la Consulta

Bocciato anche l’emendamento-proroga in Senato. L’avvocato Bartolomei: «Riforma incostituzionale»

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CECINA. Niente da fare per i tribunali. Anche il tentativo in extremis della commissione Giustizia in Senato ha sbattuto sul muro innalzato dalla commissione Bilancio. L'emendamento proroga firmato da tutti i capigruppo non è dunque finito in aula a Palazzo Madama dove si è votata la fiducia alla legge di stabilità.

Si è infuriato il presidente della commissione giustizia, l'onorevole Filippo Berselli, astenutosi sulla fiducia in aperta polemica. Ma anche questo tentativo è andato.

Ora rimane una sola possibilità: la Corte costituzionale. Sulla scia di quanto ha fatto il giudice civile di Pinerolo, altri tribunali stanno depositando ricorsi alla Consulta. Cecina al momento non ha preso iniziative ma segue con attenzione.

«E' chiaro che basta l'accoglimento di un solo ricorso per stoppare l'intera riforma - dice l'avvocato Nando Bartolomei - ma in ogni caso anche noi avvocati cecinesi faremo qualcosa». Ne stanno parlando in questi giorni. Lo conferma anche l'avvocato Francesco Villani, uno che si è sempre battuto per il mantenimento degli uffici giudiziari a Cecina: «Non mi aspettavo questa bocciatura, lo ammetto. Confidavamo un po' tutti nella proroga, visto che l'emendamento era stato votato all'unanimità. Non capisco cosa sia successo».

Non lo capisce neanche il sindaco Stefano Benedetti: «Dopo aver parlato con la senatrice Silvia Della Monica avevamo sperato davvero che il nostro tribunale si potesse salvarsi. Invece…».

Invece c'è da sperare solo nella Consulta. «Ipotesi tutt'altro che peregrina - riprende Bartolomei - perché il governo Monti, con il decreto legislativo 155/2012, ha disatteso i parametri fissati dalla legge delega del precedente esecutivo».

Cecina rientrava in quei parametri (durata dei processi, bacino d'utenza, estensione territoriale ecc.) ma non è servito a evitare i tagli lineari disposti dal ministro Paola Severino.

Maurizio de Tilla, presidente Oua (Organismo unitario dell'avvocatura) si era schierato contro la riforma e pure contro il Csm, che a sua volta aveva sollecitato l'applicazione della nuova legge.

In Senato si era provato a chiedere almeno una proroga di due anni, ma come dicevamo il tentativo della commissione Giustizia è naufragato.

Ora dunque ci sono da giocare i tempi supplementari con la Corte costituzionale. Nel frattempo Cecina ha già cominciato a smistare i processi a Livorno per le udienze successive al 13 settembre 2013.

«Fascicoli che finirebbero su un binario morto - commenta Bartolomei - perché Livorno ha già i suoi problemi, figuriamoci con il gravame delle attuali sedi distaccate».(a.d.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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