Il Tirreno

MICHELE SATTA

«Un vitigno che coltivo con amore da 30 anni»

BOLGHERI. Nel 2013 saranno trent’anni che lo coltiva ma non fa mistero sul fatto di non conoscerlo ancora: il produttore è Michele Satta, il padre della viticoltura bolgherese; il vitigno è sua...

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BOLGHERI. Nel 2013 saranno trent’anni che lo coltiva ma non fa mistero sul fatto di non conoscerlo ancora: il produttore è Michele Satta, il padre della viticoltura bolgherese; il vitigno è sua santità toscana, il sangiovese. «C’è solo da ringraziare chi investe sulla valorizzazione di questo vitigno – dice - che fa parte della storia del territorio toscano dai tempi degli Etruschi. Un’uva che deve essere guardata con tenacia e passione. Dopo trent’anni ancora non lo conosco. Non saprei identificare il sangiovese. Serve sempre una seconda generazione». Bolgheri, il regno del Sassicaia, dà quindi buoni frutti anche con un vitigno tipicamente toscano e forse meno rappresentativo della doc Bolgheri, ma allo stesso modo degno di nota. «La prima etichetta celebrata di Vigna al Cavaliere è del ‘90 ma ce ne erano di precedenti, la prima in assoluto è dell’83. Il sangiovese in questa terra è ancora tutto da sperimentare. Serve un lavoro scrupoloso ed è suggestivo che ragazzi giovani vi si dedichino. Trovo molto bello questo riconoscimento e credo che sia essenziale insistere sulla valorizzazione del sangiovese».(d.v.)

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