Gioco
«I politici ci hanno lasciati da soli»
Lucia Geri del comitato pro ospedale: ci chiamavano terroristi
CECINA. Prosegue con questa intervista la serie di incontri con i personaggi che operano a vario titolo sul territorio nel mondo dell’impegno sociale.
Lucia Geri Vestri, cecinese, insegnante di lettere in pensione, coordinatrice del Comitato pro ospedale, un'associazione di cittadini apolitica, nato circa due anni fa con lo scopo di salvaguardare le risorse dell’ospedale cecinese.
Professoressa Geri, qual è la situazione del nostro territorio dal punto di vista della sanità pubblica?
«In questo momento la situazione mi appare davvero preoccupante. Tutto il territorio sarà fortemente penalizzato senza il nostro ospedale in piena efficienza. Il nosocomio locale è un riferimento irrinunciabile per Cecina e per tutta la vasta area dei paesi limitrofi. Hanno già ridimensionato servizi sanitari importanti adducendo sempre la solita tiritera della spending review, quando noi toscani sappiamo di dover pagare anche per i debiti di Massa».
Che cosa avrebbe potuto fare il Comitato pro ospedale in questo ultimo anno e che cosa invece non ha potuto fare?
«Noi, come ho già detto, siamo semplici cittadini e come tali non abbiamo gli strumenti che appartengono alla politica, quindi il nostro potere è assai limitato. Abbiamo organizzato degli eventi, ma certo avremmo potuto fare di più se i politici non ci avessero lasciati da soli. Quello che maggiormente mi rimprovero è di aver riposto fiducia nelle istituzioni politiche locali, credendo alle loro promesse di adoperarsi per la salvaguardia dell'ospedale. I fatti li hanno smentiti, purtroppo le logiche della politica sono più importanti del bene dei cittadini. Avremmo dovuto smascherarli prima e far capire ai cecinesi quanto affidamento possono avere in loro. In questo probabilmente abbiamo indugiato troppo. Noi ci stiamo mettendo il cuore in questa lotta e i politici, finora, solo qualche tiepido intervento che non ha prodotto risultati. Alla fine, se penso all'impegno di chi ha attaccato lenzuola alle finestre, distribuito volantini e raccolto ventimila firme, non posso fare troppe recriminazioni e se è vero che si può fare di più e meglio, certo non siamo noi che dobbiamo farci un esame di coscienza»
I vostri propositi per l’anno nuovo e l’augurio per queste prossime festività?
«Il proposito fermo e incrollabile è di continuare nella nostra lotta civile ma risoluta, senza fare sconti a nessuno. Cercheremo di coinvolgere anche quei cittadini che finora sono stati in disparte e insieme, se non avremo garanzie certe per il nostro ospedale, organizzeremo forme di protesta che non potranno essere ignorate né dai politici né dalla dirigenza sanitaria. A mollare non ci pensiamo minimamente; la gente è con noi e ci chiede di continuare. Difenderemo con le unghie e con i denti il nostro ospedale, perché sappiamo di lottare per una causa giusta. Abbiamo resistito alle provocazioni di chi ci chiamava "terroristi" e che ora è costretto a darci ragione, resisteremo anche a chi ora tenta di prenderci in giro con false rassicurazioni. Il futuro dei nostri figli è legato anche al futuro di un territorio con impianti validi».
L’augurio?
«Il mio augurio per le festività, sempre rimanendo in tema, è che i nostri burattinai politici e sanitari, finalmente operino tenendo presente il bene della comunità che amministrano. La salute è troppo preziosa perché venga mercanteggiata. I tagli, se ci devono essere, li facciano sui lauti stipendi e bonus dei politici e dei dirigenti che non sono stati minimamente intaccati dalla crisi. Purtroppo sono già molti anni che non credo più a Babbo Natale».
Gabriele Bibbiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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