Gioco
«Con Dinostro abbiamo vinto una scommessa»
Sauro Scappini, dal negozio di casalinghi al sangiovese La prima annata 2010 ha conquistato il diploma d’onore
DONORATICO. Dalla rivendita di famiglia, di casalinghi e arredi, una delle prime licenze consegnate in paese alla fine dell’Ottocento, ha deciso di tentare la strada del vino. Lui è Alessandro Scappini e rappresenta, a pieno titolo, la new generation del vino. Ha recuperato la vigna del nonno, in un terreno acquistato negli anni Cinquanta, al podere il Castellaccio, dove già produceva olio. Oggi è nato “Dinostro”, un sangiovese in purezza, una particolarità che lo esalta rispetto ai tipici bordolesi bolgheresi. Infatti in pochi, primo fra tutti Michele Satta, hanno creduto nelle potenzialità del tipico vitigno toscano nella terra vocata alle uve francesi. E la soddisfazione massima è che la prima annata, il 2010, ha ottenuto il diploma d’onore alla “X selezione dei vini di Toscana”, tra oltre 900 etichette, conquistando, con un punteggio altissimo, il podio tra i migliori Top 100 vini della selezione di vini di Toscana, il concorso enologico promosso da Toscana Promozione insieme a Enoteca Italiana.
«La nostra è una storia più che centenaria se si considera il negozio - dice Scappini - Poi il desiderio di sperimentare o semplicemente la voglia di seguire un sogno, quello di produrre vino, ha avuto la meglio. Essendo perito agrario il passo poi è stato rapidoUn podere nel cuore della collina di Segalari, un posto magico… Mio nonno materno fu lungimirante in questo, alla fine degli anni Sessanta vi impiantò una vigna per consumo familiare, quella che oggi ho recuperato e, per adesso, con ottimi risultati. All’epoca non esisteva la doc Bolgheri con il tanto celebrato taglio bordolese e chiunque aveva la presunzione di produrre un buon vino, come alter ego aveva il Chianti».
Una scommessa coraggiosa e alla fine vinta: «Oggi Bolgheri calca i palcoscenici mondiali più importanti in termini enologici - prosegue Scappini - i suoi vigneti come da disciplinare devono mantenere una base ampelografia specifica, ed è ambizione e orgoglio di noi tutti produttori far parte di questa denominazione. Purtroppo il nostro sangiovese non è contemplato e io mi sono trovato davanti a un bivio: espianto, allineandomi sulla base del disciplinare, cancellando un “patrimonio” genetico vecchio di quarant’anni; oppure, navigando controcorrente, mantengo il mio vigneto? Con l’enologa Laura Zuddas e l’agronomo Stefano Bartolomei ho iniziato l’avventura impopolare all’insegna del sangiovese. E poi la sorpresa di un traguardo completamente inaspettato. La partecipazione mi è stata suggerita dall’enologa. Un concorso importante: sono stati impiegati 63 commissari di cui 18 internazionali scelti tra enologi, sommelier, giornalisti, operatori e personalità del mondo del vino. Nella due giorni sono stati degustati 940 vini toscani di tutte le tipologie e compilate oltre 6.500 schede tecniche».
«Il risultato raggiunto assume un significato particolare - dice ancora Scappini - in quanto quest’anno è stato alzato da regolamento il punteggio minimo per essere selezionati dai precedenti 82/100 agli attuali 85/100. Dinostro 2010 è stato eletto tra i migliori top 100 vini raggiungendo così il Diploma D’onore, la massima onorificenza della manifestazione (nei primi sei della sua categoria per un totale di 17 categorie)».
«E’ un punto di partenza - conclude Scappini - Quello che voglio condividere è la gioia di un momento, capace di cancellare l’incertezza dei mercati, infondendo ottimismo e voglia di migliorarsi, qualità indispensabili per continuare su questa strada, per continuare a sognare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google