La manifestazione
«L’Imu è troppo alta e strangola le aziende»
L’allarme delle associazioni di categoria: «Imprese costrette a chiedere prestiti» Il Comune guadagnerà 14 milioni, 5 in più rispetto ai calcoli con la vecchia Ici
ROSIGNANO. L’Imu, il cui pagamento scadeva ieri, più che una tassa si è trasformata in una patrimoniale. Il problema non è tanto per chi è proprietario di una prima casa la cui aliquota, per scelta dell'amministrazione comunale è stata abbassata sino al 3,5 per mille. La batosta più dura sta travolgendo invece gli imprenditori ma anche i pensionati che, magari, il secondo appartamento o il fondo commerciale lo hanno ereditato e che si trovano comunque a pagare cifre a quattro zeri. E c’è chi di fronte a numeri che facilmente arrivano ai 3.000 o 4.000 euro (ma si può arrivare anche a 11.000) non ce la fa a pagare. Negli studi commerciali privati così come nelle associazioni di categoria, il coro è unanime: «la stangata sommata a tutte le altre tasse mette in ginocchio famiglie e sistema produttivo». Per chiarezza: nelle casse comunali arriverà solo la metà dell’imposta pagata dai cittadini fatto salvo gli introiti derivati dall’Imu per la prima casa. «Una cifra – ha detto l’assessore al bilancio Gennaro Tudisco – attorno ai 14 milioni di euro». Il rimanente andrà nelle casse dello Stato. Ma anche in comune non si esulta: «Gli introiti sull’Ici erano attorno ai 9 milioni di euro – spiega il sindaco – con l’Imu arriveremo ai 14 milioni ma avremo comunque 6 milioni di euro in meno dai trasferimenti dello Stato». Alla fine nelle casse comunali arriverà comunque un milione in meno.
«Il problema – dicono alla Confesercenti – non è tanto per chi possiede solo la prima casa. Il Comune ha infatti deciso per una tassazione al 3,5% per mille, bensì per gli imprenditori». Compresi gli agricoltori. «Abbiamo agricoltori – dice Ferri Graziani presidente della Coldiretti – che devono andare in banca a chiedere un prestito per pagare l’Imu. E non sempre le banche, di questi periodi, concedono prestiti». Un esempio? «Un’ impresa con 100 ettari di terreno più i fabbricati che servono per mandare avanti l’azienda arriva a pagare 12 mila euro. Cifre che diventano insostenibili. Per questo abbiamo chiesto ai comuni di applicare il minimo delle aliquote. Nel comune di Rosignano l’aliquota sui terreni utilizzati dagli agricoltori è all’uno per mille. Sale a due se il terreno è dato in affitto. Ma su questa cifra devono essere calcolati i manufatti. Tutto dipende dai volumi». È facile raggiungere importi a quattro cifre: «Ci sono strutture alberghiere o proprietari di capannoni artigianali – spiega Daniele Borghesi commercialista a Rosignano Solvay – che arrivano a dover pagare attorno ai 10mila euro». Stessa situazione nello studio del commercialista Domenico Favati: «in una realtà dove alcune aziende non ce la fanno a pagare le tredicesime ai dipendenti, c’è chi proprio l’Imu non ce la fa a pagarlo. Non è previsto il pagamento rateizzato». E qui si andrà incontro a contenziosi.
Ma non c’è solo l’Imu. «Il problema è il livello di tassazione complessiva che – dice Paolo Biasci della Confesercenti – sta strangolando le imprese». Imprese ma non solo. Il prelievo investe anche chi una casa o un fondo commerciale lo ha ereditato e magari, proprio per la crisi che sta colpendo gli immobili, non riesce neppure ad affittarlo. L’Imu va pagata ugualmente. Ed allora la seconda casa si trasforma in un vero e proprio salasso visto che l’aliquota è al 10,6 per mille (al 7,6 se l’appartamento è dato in affitto). Sono molti i commercialisti che arrivano a prevedere che, se le aliquote e il calcolo dell’Imu non verranno abbassati, i cittadini e gli imprenditori arriveranno a mangiarsi il capitale messo da parte. «Il problema – ha detto Alessandro Franchi – è che il valore catastale è stato aumentato del 60%. Il nostro comune ha scelto di mantenere basse le aliquote sui beni strumentali e sulle prime case. Ma indubbiamente le cifre che emergono sono, in molti casi, alte. L’Imu è stata introdotta dal governo Berlusconi e anticipata di un anno da Monti». Ma ciò che fa più sgomento, come dice Domenico Chiste della Confcommercio «è il clima di rassegnazione che si respira tra gli imprenditori».
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