Il Tirreno

Si tenta l’ultima carta per il tribunale

di Alessandro De Gregorio
Si tenta l’ultima carta per il tribunale

Emendamento bipartisan in Senato, braccio di ferro Parlamento-Csm, disorientamento negli uffici di via Landi

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CECINA. Attenzione. Il tribunale di Cecina (ma anche quelli di Piombino, Portoferraio ecc.) potrebbe continuare a funzionare almeno fino al marzo 2015. Se non oltre. A tentare l’ultima carta è la commissione giustizia del Senato con un emendamento alla legge di stabilità (già dichiarato ammissibile) firmato da tutti i capigruppo: Pdl (il presidente della commissione Filippo Berselli più Caliendo e Mugnai), Pd (Della Monica e D'Ambrosio), Idv (Li Gotti), Lega nord (Mura), Udc (Serra).

La legge di stabilità è stata approvata alla Camera a novembre col voto di fiducia. Manca l’ok del Senato, dove ecco però spuntare questo emendamento. Il deputato Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione giustizia, mette già in guardia: «Si sta scatenando un’escalation di interventi autorevoli e autorevolissimi sui senatori affinché respingano la sacrosanta proposta giunta da tutti i gruppi. L'auspicio è che i senatori del Pdl sappiano resistere alle interferenze e approvino l'emendamento».

L’emendamento dei senatori è rafforzato dall'Oua, l'Organizzazione unitaria dell'avvocatura, la cui posizione è netta: «Sì alla proroga di due anni - dice il presidente Maurizio de Tilla - chiediamo di approvare l'emendamento per evitare di introdurre un ulteriore tassello nel processo di demolizione della macchina giudiziaria. Chiediamo che il prossimo Parlamento modifichi una norma ingiusta e incostituzionale». De Tilla dunque va anche oltre, parlando del prossimo Parlamento visto che Monti è dimissionario e a febbraio ci saranno le elezioni. E accusa di «grave ingerenza il Csm che si oppone alla proroga».

É l’ennesimo braccio di ferro istituzionale. Ai magistrati piace talmente tanto la riforma firmata dal ministro Paola Severino che il vicepresidente del Csm Michele Vietti ha usato più o meno le stesse parole: «La nostra geografia giudiziaria risale al 1800, quando in Italia ci si spostava a cavallo». La Severino aveva parlato di carrozze. Vietti ha detto anche che «se la riforma fosse ancora rinviata le conseguenze per l'organizzazione della giustizia sarebbero tragiche».

Non solo. Mercoledì il Csm ha deliberato le prime misure organizzative, dando indicazioni ai presidenti di tribunale e sollecitando la fissazione delle udienze nelle sedi principali a partire dal 13 settembre 2013. Cosa che ad esempio Cecina ha già fatto rinviando a Livorno le udienze di ottobre.

E poi ci sono i ricorsi partiti da molte sezioni con l'obiettivo di giungere fino alla Corte costituzionale. Al di là dei tecnicismi, lo scopo è quello di dimostrare come il decreto legislativo 155/2012 del governo Monti non abbia rispettato le consegne del precedente governo Berlusconi. La delega infatti prevedeva precisi parametri (durata dei processi, bacino d'utenza, estensione territoriale, numero di residenti, caratteristiche della sede ecc.) che peraltro Cecina rispettava in pieno. Parametri che invece non erano stati tenuti di conto dalla mannaia governativa che aveva soppreso 31 tribunali e 31 procure, 220 sedi distaccate di tribunale, 667 uffici di giudici di pace. Si era consentito solo il salvataggio di questi ultimi, ponendoli però a carico degli enti locali.

Intanto negli uffici di via Landi si attende di sapere cosa succederà. In questo tira e molla il personale è diminuito e non è stato mai rimpiazzato. Qui come altrove. Insomma, confusione totale. Province prima, tribunali ora. É l’Italia, bellezza...

@a_degregorio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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