Il Tirreno

Distretto sanitario, ancora meno attività

di Anna Cecchini
Distretto sanitario, ancora meno attività

A parte Cup, Salute mentale e Riabilitazione restano solo pochi ambulatori nei tre piani della struttura dell’Asl 6

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ROSIGNANO. Qualcuno, un po’ per gioco e un po’ per protesta, sotto il cartello verde con scritto "Ambulatorio radiologico chiuso" ha aggiunto a penna un polemico "per sempre".

E in effetti la sezione di radiologia che per anni è stata attiva all'interno del distretto sanitario dell'Asl in via Aldo Moro ha chiuso i battenti ormai da mesi. Ma il servizio di radiografie non è l'unico ad essere stato sospeso all'interno dell'ex ospedale di Solvay. Per rendersi conto di quanto la struttura sanitaria sia ormai un grande contenitore che sta lentamente perdendo pezzi, basta percorrere i corridoi dell'edificio. Vuoti, a parte i capannelli di persone che in certe mattine si accalcano agli sportelli Cup per le prenotazioni delle visite o il ritiro dei referti.

Tre piani con decine di stanze, che sono sempre più vuote, dato che l'Asl tende a trasferire i servizi sanitari nei poli centrali (in questo caso l'ospedale di Cecina). Così l'edificio di via Aldo Moro appare un po’ come l'ultimo baluardo rosignanese di quella sanità territoriale che l'Asl promette di riorganizzare ormai da anni - anche in vista dell'annunciata diminuzione dei posti letto negli ospedali collegata all'avvio del modello per intensità di cure - ma che in effetti stenta a prendere corpo. Anche perché risulta difficile realizzare un moderno polo sanitario dentro un immobile costruito per esigenze di altri tempi.

Al piano terra della struttura, per il cui utilizzo l'Asl paga circa 100mila euro l'anno all'azienda chimica Solvay, sul versante sud sono rimasti il Cup (attivo solo al mattino) i servizi di vaccinazione e quello per i prelievi ematici, che l'Asl nelle scorse settimane ha deciso di chiudere il sabato mattina. Nel corridoio opposto, verso nord, in alcune delle stanze di quegli ambulatori radiologici che, come recita il cartello verde appeso sul muro a fianco della porta di ingresso è "chiuso per sempre", ci sono le stanze della medicina di iniziativa: si tratta di infermieri e operatori socio-sanitari che, collegati a un gruppo di nove medici di base della zona, si occupano dei pazienti con particolari patologie (diabete e scompenso cardiaco). In più ci sono gli ambulatori di due medici generici e la sede della guardia medica, attiva ogni notte dalle 20 alle 8 e nei giorni prefestivi e festivi.

Salendo al primo piano, tramite le scale o usando un ascensore ingabbiato dentro un sistema di inferriate color crema rimasto lo stesso negli ultimi trent'anni, sull'ala nord del corridoio si trova il dipartimento di salute mentale adulti. Dalla parte opposta, sullo stesso corridoio, ci sono una serie di ambulatori segnalati con fogli volanti appesi a porte e pareti, perché la colorata cartellonistica sul ballatoio di ogni piano riporta informazioni che corrispondono a un’organizzazione ormai “sorpassata”. Immagini simili al secondo piano, che ospita le stanze della riabilitazione, e sul corridoio opposto il consultorio e altri ambulatori specialistici. Oculistica, ortopedia, cardiologia, odontoiatria e urologia, tutti ambulatori medici che vengono garantiti da una a tre volte alla settimana a seconda della branca, così a metà mattina qualche anziano o madri con bambini si aggirano spaesati sui pianerottoli, cercando di interpretare le indicazioni posticce su fogli appicciccati alla rinfusa lungo le porte e i muri dei corridoi, dove ogni tanto l’intonaco perde pezzi.

Analoga impressione, che somiglia più allo smarrimento che alla sensazione di trovarsi in un polo dove dovrebbero essere concentrati i servizi sanitari essenziali, si percepisce osservando dall’esterno l’ex ospedale. Il giardino è pieno di buche che quando piove si riempiono di acqua. Per non parlare della vecchia scala antincendio che corre in verticale sulla facciata retrostante del distretto: rugginosa e traballante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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