Il Tirreno

Liceo Fermi al freddo La preside rimanda in classe gli studenti

Rocchi: «Un temporaneo malfunzionamento subito riparato I ragazzi non possono protestare senza prima informarsi»

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CECINA. I termosifoni continuano a funzionare a singhiozzo, così i ragazzi hanno deciso di riunirsi all’interno della palestra e chiedere di poter portare nelle classi alcune stufe. Ma la preside ha vietato l’utilizzo di queste attrezzature e li ha rimandati nelle aule.

Nuova protesta degli studenti del liceo Fermi che ieri mattina, all’arrivo a scuola, hanno trovato nelle classi temperature piuttosto rigide. Dopo un paio d’ore di lezione si sono riuniti in palestra, per protestare contro l’ennesimo malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento. Nel frattempo hanno chiesto di poter usare stufe nelle classi. Ma la preside lo ha negato, e li ha rispediti nelle aule a fare lezione.

Così nel pomeriggio la rabbia degli studenti si è scatenata anche su facebook, dove i ragazzi hanno raccontato la vicenda sottolineando come da tempo al liceo Fermi i termosifoni non garantiscano la temperatura adeguata.

La preside della scuola, Maria Grazia Rocchi, sottolinea che il comportamento dei ragazzi è stato eccessivo.

E spiega come sono andate le cose ieri mattina. «Effettivamente - dice la dirigente - stamani (ieri, ndr) i termosifoni erano tiepidi. Si è trattata di una disfunzione temporanea, infatti appena me ne sono resa conto ho chiamato la ditta che da Livorno, in modo centralizzato, controlla il funzionamento delle caldaie. Poi è arrivato il tecnico, che ha risolto il problema velocemente facendo ripartire l’impianto».

La preside spiega perché ha rimandato i ragazzi in classe, senza concedere l’uso delle stufe. «Non possono protestare - dice - senza prima prendere informazioni, quando sono andati in palestra io avevo già chiamato il tecnico. Prima di avviare la protesta bastava che venissero a informarsi sulla situazione».

Quanto all’uso delle stufe nelle classi, la preside spiega che «è vietato l’utilizzo nelle aule per la legge antincendio, oltretutto se ne fossero state accese molte la corrente elettrica non sarebbe sufficiente».

E poi, conclude Rocchi, «in realtà le stufe non erano necessarie, nelle aule non era caldissimo ma ci si poteva stare. Gli studenti creano un allarmismo infondato. Diciamo che i modi adottati dai ragazzi sono stati esagerati, esiste un sistema di dialogo. Non si protesta senza chiedere informazioni preventive. La situazione in quel momento non mi sembrava tale da richiedere una contestazione come quella che hanno organizzato».

(a.c.)

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