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Operaio morto, due condannati

Operaio morto, due condannati

Ecco la sentenza del processo per la morte di Francesco Bellagotti, l’operaio schiacciato dalla pala di una ruspa mentre lavorava dentro un piazzale della Solvay. Condannati il titolare della ditta Galletti e il capo cantiere Ferri

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Il processo per la morte di Francesco Bellagotti, l’operaio schiacciato dalla pala di una ruspa quattro anni fa in un piazzale della Solvay, si è concluso con la condanna a un anno e otto mesi per omicidio colposo del titolare della ditta, Giulio Galletti, e del capo cantiere Roberto Ferri (il pm aveva chiesto 2 anni e 8 mesi). Il giudice Elsa Iadaresta si è presa 90 giorni per la motivazione. Il dispositivo è stato letto alle 17 di ieri (lunedì 10 dicembre) al termine di un’udienza combattutissima. In aula entrambi gli imputati, il padre e le sorelle della vittima, altri familiari, molti amici. I difensori hanno cercato di spezzare i nessi di causalità, di sottolineare i punti controversi delle indagini, hanno fatto leva su alcune testimonianze contraddittorie: in particolare quella del testimone oculare e collega della vittima, Benedetto Galici, per concludere che Bellagotti in effetti non avrebbe dovuto essere sotto quella benna. E quindi? E quindi fu colpa sua. L’avvocato Salidu in realtà ha usato un giro di parole ( «difficoltà percettiva del pericolo») ma neanche questa formula ha evitato un brusio in aula. Il giudice però ha accolto la linea dell’accusa dichiarando quindi che Francesco Bellagotti, 32 anni, la sera del 14 novembre 2008 non morì per colpa sua.

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