Il Tirreno

Quando da bimbetti suonavamo tastiera e chitarra

Quando da bimbetti suonavamo tastiera e chitarra

La storia di Dario Licari, fra la passione per il mare e per la musica. E quelle “strane” riunioni di condominio

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L’intervista che pubblichiamo oggi a Dario Licari è stata raccolta da Giulia Taccola e Silvia Montanari a Rosignano Solvay il 25 marzo 2012. Ecco come racconta la sua storia Dario, appassionato di musica.

Raccontaci della tua famiglia

Sono nato nel 1971, mamma era molto attaccata alla famiglia, pensava alla casa, a vestirci, a tutto, ha sempre fatto la casalinga, mio padre era molto preso dal lavoro, non lo vedevamo gran parte dell'anno, ha sempre fatto il rappresentante per ditte di Lucca e Firenze.

Proponeva all'estero lampadari, macchinari per la lavorazione del marmo, tutto quello che gli chiedevano, era un po' un tramite coi i paesi arabi, loro chiedevano del materiale e lui si interessava a richiederli alle fabbriche produttrici in Italia per poi esportarli.

Nonostante ciò eravamo una famiglia tranquilla, normale.

Che scuole hai fatto?

Le elementari davanti allo stadio, all'Ernesto Solvay, le medie alle Fattori. Mi sono fermato alla terza media, oltretutto ripetuta. Poi non avendo voglia di continuare a studiare ho parlato con mamma e babbo, spiegando loro che non avevo voglia di studiare e preferivo prendere altre strade, cioè andare a lavorare. E così è stato.

All'inizio andavo in ufficio dal mio babbo però la vita di ufficio mi stava stretta, preferisco stare all'aperto e quindi ho fatto altro.

Ho fatto il militare, che con gli occhi di ora è stata un'esperienza bella, ma quando arrivò la lettera c'era tutta l'ansia del caso, per il nonnismo, l'essere lontano da casa. Sono andato a La Spezia ed è stato un momento difficile, città diversa, non conosci nessuno, gli ufficiali che ti inquadrano, c'era molta severità. Poi però ho avuto un trasferimento a Livorno in Capitaneria di porto, di meglio non potevo chiedere.

Io essendo imbarcato avevo più privilegi di chi stava in Capitaneria perché lì la sveglia era alle 6.30 e dovevi fare l'alzabandiera, io a bordo mi alzavo alle 8.00 e nessuno mi disturbava. Avevo anche deciso di firmare per fare la carriera militare ma poi non ne ho fatto nulla.

Com'era la vita sulla barca, quando non eravate di turno cosa facevate?

Quando non eri di turno o sistemavi la barca, le cime, rassettavi la cabina, leggevi i giornaletti, i fumetti o disegnavi. Non c'era un granché da fare, perché quando avevi impegnato la mattinata a pulire la barca il restante tempo lo impegnavi a gironzolare, mangiucchiare, ad ascoltare la musica oppure chiacchieravi con i compagni.

A proposito, la musica è sempre stata una tua passione?

Mi ricordo che da piccino con mio fratello dopo le riunioni di condominio io avevo una tastiera e lui la chitarra e si intrattenevano le persone che rimanevano nell'androne con un po' di musica.

Fin da bimbetti abbiamo sempre suonato, il mio strumento preferito è sempre stato la batteria però per motivi di spazio e anche di soldi ho sempre ripiegato su altri, prima la tastierina e poi ho suonato un po' il clarinetto. Mio padre mi comprò il sassofono ma l'ho smesso quasi subito per motivi di fiato, mi faceva girare la testa.

Dopo sono passato al basso elettrico e quello l'ho suonato per tredici anni e poi ho raggiunto la mia dimensione dodici anni fa con la batteria, anche perché abbiamo avuto la possibilità di prendere un fondo con il gruppo e così a poco a poco sono nati i "Main Street".

Che musica fate?

I Main Street fanno cover degli anni '70 ma come succede sempre non è facile mettere d'accordo tutti. Poi sei/sette anni fa facendo una serata alla festa dell'Unità di Rosignano ci ha sentito un signore di un'agenzia di Firenze che ha deciso di prenderci sotto la sua "ala protettrice".

È stato il momento in cui abbiamo suonato tanto in giro per l'Italia, ci siamo levati delle belle soddisfazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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