Il Tirreno

«Sia fatta piena luce su quell’incidente»

di Alessandro De Gregorio
«Sia fatta piena luce su quell’incidente»

Giovane in coma da un anno: folla in tribunale alla prima udienza, presente in aula solo uno dei due imputati

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CECINA. «Accidenti a me e a quando ho detto che ero presente, era meglio se stavo zitta». Maura Onorati avrebbe reagito così alle domande di un collega, un vigile considerato troppo zelante e che poi fu sentito dalla Procura. Lei è la moglie dell'attuale comandante Graziano Costagli, all'epoca dei fatti vice di Vincenzo Cerrone. Era il dicembre dello scorso anno e quel vigile zelante, insieme a una collega, cercava di capire cosa fosse davvero successo al Paratino, dove un diciassettenne con lo scooter travolto da un’auto era finito in coma. Oggi quel ragazzo, Paolo Ameruso, di anni ne ha diciotto e dal coma non è mai uscito.

Ieri mattina in tribunale a Cecina c'erano i genitori, la sorella, una moltitudine di amici e compagni di scuola. Tutti lì a seguire la prima udienza del processo che vede imputati due automobilisti: la stessa Onorati e Alberto Calvo. Ma il processo è durato un quarto d'ora, il tempo per la costituzione delle parti civili e la fissazione di due udienze che dovrebbero bastare per arrivare a una sentenza. La prossima udienza ci sarà il 4 aprile, quella successiva il 30 maggio.

Il processo si è svolto per esigenze logistiche nell'aula penale del tribunale anche se a presiederlo era il giudice di pace Giovanna D'Alessio. Nel capo di imputazione si contestano, in concorso, delitti del codice penale e contravvenzioni del codice della strada che vanno dalle lesioni gravi colpose alla condotta di guida in generale. Competenza del giudice di pace, dunque. L'omissione di soccorso avrebbe cambiato le carte in tavola, ma non è stata mai ipotizzata anche perché Calvo si è fermato e Onorati ha sempre detto di non essersi accorta di niente.

Pm in aula Fiorenza Marrara, il magistrato che coordinò le indagini. Avvocati difensori Saverio Dal Canto (per Onorati) e Alessio Dinelli (Calvo), avvocati di parte civile Paolo Barabino e Patrizia Cecconi.

«Siamo qui per Paolo, vogliamo che sia fatta finalmente piena luce su quel che è successo quella sera» è stato il commento unanime del padre e degli amici. Per ora quella sera l’abbiamo ricostruita solo in base alle indagini. Ma ci sono elementi nuovi. Vediamoli.

Sono le 18 circa del 14 dicembre 2011. Sulla via provinciale del Paratino il giovane Ameruso sta rientrando da Bibbona in sella a uno Zip. Davanti a lui un amico, su un altro scooter. Dietro di loro, due auto: la Fiat Brava di Alberto Calvo e la Daihatsu Feroza di Maura Onorati. La Brava, a una velocità di circa 70 km orari, inizia il sorpasso della Feroza. Ma quest'ultima si sposta di colpo sulla sinistra per superare i due scooter. La Brava rallenta ma insiste nel sorpasso. Calvo perde il controllo della macchina che sbanda, va in testacoda, urta il manubrio dello Zip, imbarca Ameruso e finisce addosso a un albero. Quando arrivano i vigili urbani, sul luogo dell'incidente ci sono solo Paolo, già in coma, l’amico e Calvo. Calvo si ricorda bene di quella jeep, ne indica il modello, i due colori della carrozzeria e le prime due lettere della targa (AB). Eppure, come ribadisce nella perizia l'ingegner Remo D'Arrigo (il ctu incaricato dal pm), nel primo rapporto dei vigili c’è solo un vago riferimento alla seconda auto citata da Calvo. Manca qualsiasi accertamento concreto.

Ci sono però altri due vigili dello stesso comando che vanno al pronto soccorso, parlano con l'altro ragazzo, l’indomani sentono Calvo, stendono un verbale. Verbale che però a quanto pare non convince il vicecomandante. Anche Costagli la sera stessa dell'incidente va al pronto soccorso e chiede informazioni sul numero e il colore delle auto coinvolte. Del resto, se è vero quanto dichiara il vigile zelante al pm, Costagli mentre redige il verbale la sera dell'incidente riceve una telefonata della moglie che gli dice di essere passata dal Paratino e di aver visto qualcosa. Cosa? Una macchina che le era spuntata da destra come se non volesse darle la precedenza; un paio di scooter; e un bagliore visto dallo specchietto. L'indomani, convocata dal collega zelante, la vigilessa si rifiuta di rispondere. Lo farà con il pm, al quale dirà di non aver visto l’incidente.

C'è dell'altro. Al pm lo stesso vigile zelante dice di aver redatto il suo verbale conclusivo sotto la dettatura di un altro ispettore e racconta che, dal momento in cui chiese alla stessa Procura che le indagini fossero proseguite da un altro organo di polizia, fu tenuto all'oscuro di tutta la vicenda.

Il pm in questi mesi ha raccolto altre testimonianze di vigili che raccontano di continue telefonate da parte di Onorati, di Costagli e dell'allora comandante Cerrone. Verranno tutte esaminate in aula.

E poi c'è Calvo. Al pm in sede di indagini l’imputato disse di non essere mai sbucato da destra ma di aver seguito la Feroza per parecchi chilometri. Raccontò del doppio sorpasso e anche di un certo nervosismo colto al comando dei vigili il giorno dopo.

Infine c'è l'altro ragazzo, l’amico di Paolo che disse di aver sentito una botta forte quella sera e di essere tornato indietro a vedere cosa fosse successo. Disse anche che nessuno gli fece domande.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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