Toscana
Un parassita secca migliaia di pini sui colli di Rosignano
Intere chiazze marroni anche nelle pinete di Nibbiaia L’agronomo: «È il Matsucoccus, bisogna tagliare le piante»
ROSIGNANO. Prima seccano i rami più alti, che perdono quella colorazione verde brillante tipica degli aghi di pino. Poi l’albero comincia ad essudare una resina bianca. È già troppo tardi, la pianta diventa marrone ed è destinata a seccare completamente nell’arco di due o tre anni.
Così stanno morendo migliaia di pini marittimi sui colli tra Gabbro e Nibbiaia. Si tratta di un vero allarme ambientale, che molti cittadini segnalano con particolare timore. Soprattutto a Gabbro, dove la collina alle spalle del paese, che prima era colma di pini rigogliosi, viene lentamente inghiottita dalla chiazza marrone. «È una strage, saranno decine di migliaia di piante», taglia corto l’agronomo Stefano Pace. E poi spiega perché quegli splendidi esemplari di pinus pinaster, meglio conosciuto come pino marittimo, stanno seccando a una velocità incredibile.
«Si tratta di un parassita - dice -, chiamato Matsucoccus che attacca soltanto il pino marittimo. È difficile rendersi conto se una pianta viene contagiata, perché i primi sintomi si percepiscono male. Quando la pianta ha i primi ciuffi secchi o dal tronco gocciola resina ormai non non c’è più niente da fare». Secondo Pace a devastare le colline tra Gabbro e Nibbiaia sarebbe proiporio il Matsucoccus, che ha già attaccato altre pinete illustri sulla costa toscana. «È la stessa malattia - dice l’agronomo - che ha contagiato tanti pini a Tirrenia e anni fa nel parco di san Rossore. In quel caso è stata fatta l’unica scelta possibile, ossia quella di tagliare i pini ormai secchi».
Perché secondo Pace l’unico modo per debellare l’epidemia da Matsucoccus è quella di far sparire le piante malate. «Non c’è altra soluzione - sottolinea - come dimostra la scelta fatta a Tirrenia e a San Rossore. Quando i rami seccano l’albero non si può più recuperare».
Il fatto è che sui colli tra Rosignano e Livorno, quelli che sormontano le frazioni di Nibbiaia e Gabbro, i pini sono già stati invasi dal Matsucoccus. Un’epidemia che secondo Pace si poteva evitare. «Nel 1996 – spiega - fu emesso un decreto ministeriale per la lotta obbligatoria contro questo parassita, trattandosi a quell’epoca di focolai limitati molti enti pubblici non fecero nulla». Ora secondo Pace il «livello di infestazione non è più controllabile, tanto è vero che la Regione attraverso agenzie ambientali sta portando avanti uno studio su questo fenomeno».
Il fatto è che, in attesa di capire da dove sia giunto il Matsucoccus e soprattutto come sia possibile liberare le pinete toscane da questo parassita, i pini continuano a seccare. Come a Gabbro e Nibbiaia. «Da maggio mi hanno contattato - spiega ancora Pace - vari privati di Gabbro per abbattere le piante malate, utilizzando una normativa che agevola questo tipo di intervento. Oltretutto il legno oggi si smaltisce facilmente vendendolo a ditte che hanno impianti a biomasse». Il fatto è che buona parte dei pini malati sono su suolo pubblico, c’è quindi da capire se e come abbia intenzione di intervenire l’amministrazione. «Il parassita - termina Pace - si propaga per contatto. Per evitare il contagio i boschi andrebbero sfoltiti, altrimenti la densità delle piante implica il propagarsi del male. Per esempio nel parco delle colline livornesei ci sono molte piante ad alto fusto, tra cui pini marittimi. Bisogna capire come potersi liberare del parassita, tagliando gli alberi».
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