Il dolore
«Il Comune non ci chiamò mai in causa»
La rabbia di Cioni che accusa Pacini: «Difesa blanda dell’ente, io avevo documenti utili»
CECINA. «Non voglio che ci sia alcun dubbio, la benché minima ombra sul fatto che io possa avere anche una qualche responsabilità per quella tragedia. Per me che ero sindaco nel 1986 e che ricordo ancora con dolore quelle quattro bare in Duomo questa sentenza è un ingiustizia. Non voglio il patteggiamento dopo il ricorso, voglio andare fino in fondo per sgombrare il campo da ogni possibile dubbio».
Si commuove Renzo Cioni mentre ripensa a quei giorni. Commozione e rabbia. Ritiene di non avere colpe e responsabilità sulla tragedia del porto. E annuncia che attraverso il suo legale presenterà ricorso contro la sentenza della Corte dei Conti, depositata il 20 novembre scorso e notificata agli imputati nei giorni scorsi.
Nella sua disamina del provvedimento Cioni contesta alcuni aspetti e soprattutto non risparmia accuse su chi ha gestito la vicenda durante il processo in primo grado in Tribunale a Livorno e quello successivo, del 2004, in Appello a Firenze, che di fatto confermava gli assunti del primo grado con la condanna del Comune di Cecina a risarcire la famiglia Frontera di un milione e mezzo di euro, poi attraverso una transazione ridotti a 1,3 milioni. «Questa sentenza della Corte dei Conti - dice Cioni - riconosce un 50% di responsabilità al conducente dell’auto, il resto a carico di noi imputati. Si fanno riferimenti al processo civile. E dagli atti di questo processo devo dire come appare evidente un’assoluta assenza di difesa da parte del Comune di Cecina». Cioni va avanti e accusa: «Nel processo civile il Comune non ha mai pensato nè si è occupato di chiamarci in causa. Eppure avevamo dei documenti utili. Io avevo firmato un’ordinanza che vietava il transito in quell’area del porto e lo stesso piazzale era inibito al traffico.Ma questa possibilità di documentare con atti questo cose nel processo civile non ci è stata data». Cioni ritiene che una parte di responsabilità in questa condotta sia da attribuire all’allora sindaco Paolo Pacini accusato da Cioni di non aver messo in campo una sostanziosa difesa delle ragioni dell’ente. «Il sindaco Pacini - dice - non considerando che si trattava di soldi dei cittadini - ha fatto le cose con un po’ di leggerezza».
E anche sull’avvenuta transazione dell’indennizzo - secondo Cioni - si sarebbe giunti ad un accordo che restava pur sempre oneroso per le casse comunali.
L’ex sindaco Cioni annncia che farà ricorso e soprattutto farà ogni cosa perché sulla vicenda non rimangano macchie. «Devo risarcire il Comune di Cecina di 26mila euro. Ma anche se si trattasse di 5 euro avrei presentato lo stesso ricorso e non ho intenzione di arrivare ad un patteggiamento perché ripeto: in quella tragica vicenda non ho la minima responsabilità. E lo dimostrerò».(a.r.)
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